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	<title>Associazione Terramaris</title>
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	<description>Salento Territorio e Turismo</description>
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		<title>Visite Guidate</title>
		<link>http://www.terramaris.net/servizi/visite-guidate</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 19:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi]]></category>

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		<description><![CDATA[Itinerari a tema Costiera adriatica, ovvero: “Mamma, li turchi!” Lecce: barocco e non solo Otranto, i luoghi della cultura medievale salentina Tricase, tra barocco, artigianato e prodotti tipici Galatina e il mito delle tarantate   La Grecìa Salentina: viaggio nei paesi di rito greco Gallipoli, la bella Salento misterioso: viaggio nella preistoria   COSTIERA ADRIATICA, OVVERO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Itinerari a tema</p>
<ul>
<li>Costiera adriatica, ovvero: “<em>Mamma, li turchi</em>!”</li>
<li>Lecce: barocco e non solo</li>
<li>Otranto, i luoghi della cultura medievale salentina</li>
<li>Tricase, tra barocco, artigianato e prodotti tipici</li>
<li>Galatina e il mito delle <em>tarantate</em>  </li>
<li>La Grecìa Salentina: viaggio nei paesi di rito greco</li>
<li>Gallipoli, la bella</li>
<li>Salento misterioso: viaggio nella preistoria </li>
</ul>
<p> <strong>COSTIERA ADRIATICA, OVVERO “<em>MAMMA, LI TURCHI</em>!”</strong><strong> </strong></p>
<p>Il tema conduttore dell’itinerario è la minaccia dal mare, soprattutto saracena e turca che le popolazioni salentine hanno vissuto per secoli durante e dopo il Medioevo. Tutte le località si trovano sulla litoranea Otranto-Santa Maria di Leuca e includono la visita a luoghi di interesse storico, naturale e paesaggistico.</p>
<p>Durata: giornata intera </p>
<p>Partenza: Santa Maria di Leuca, largo Santuario</p>
<ul>
<li>SANTUARIO MARIA DE FINIBUS TERRAE </li>
<li>PONTE CIOLO </li>
<li>TORRE NASPARO </li>
<li>QUERCIA VALLONEA DI TRICASE </li>
<li>CASTRO</li>
<li>SANTA CESAREA TERME</li>
<li>PORTO BADISCO</li>
<li>PUNTA PALASCIA</li>
<li>CAVA DI BAUXITE</li>
<li>OTRANTO (la visita della città include: il Colle della Minerva, il Porto, la Cattedrale, l’Edicola Bizantina di San Pietro, il Castello Aragonese, shopping tra prodotti tipici e artigianato locale)</li>
</ul>
<p>L’itinerario prevede la possibilità di invertire il percorso partendo da Otranto. Si prevede, inoltre, una pausa per il pranzo (a sacco o in ristorante su prenotazione), di fare il bagno lungo il percorso e, su richiesta, di modulare l’itinerario in mezza giornata.</p>
<p><strong> </strong><strong>LECCE, BAROCCO E NON SOLO</strong></p>
<p>L’itinerario propone una passeggiata alla scoperta del barocco leccese e del centro storico con i suoi monumenti e tradizioni artigianali. La visita diventa un percorso nella storia della città raccontata attraverso i suoi monumenti più significativi.</p>
<p>Durata: mezza giornata<strong>                                    </strong></p>
<ol>
<li>Partenza: Obelisco</li>
<li>Porta Napoli</li>
<li>Palazzo Marrese</li>
<li>Piazza Duomo e i suoi monumenti</li>
<li>Chiesa Sant’Irene</li>
<li>Chiesa di Santa Chiara e via della Cartapesta</li>
<li>Teatro Romano</li>
<li>Chiesa San Matteo</li>
<li>Piazza Sant’Oronzo e i suoi monumenti</li>
<li>Santa Croce e Palazzo Celestini</li>
<li>Giardini della Villa Comunale</li>
</ol>
<p><strong> </strong><strong>OTRANTO, I LUOGHI DELLA CULTURA MEDIEVALE SALENTINA</strong></p>
<p>Otranto e il suo fascino di città mediterranea con le sue architetture orientali. Storia e mistero per tutto quello che ancora non si riesce a decifrare e a spiegare negli elementi culturali di questa città. E nei dintorni paesaggi mozzafiato…</p>
<p>Durata: mezza giornata</p>
<ul>
<li>COLLE DELLA MINERVA</li>
<li>CENTRO STORICO: Basilica, Edicola Bizantina di San Pietro, Castello Aragonese</li>
<li>CAVA DI BAUXITE</li>
<li>RUDERI ABBAZIA SAN NICOLA DI CASOLE</li>
<li>PUNTA PALASCIA</li>
</ul>
<p> <strong>TRICASE, TRA BAROCCO E ARTIGIANATO</strong></p>
<p>L’itinerario punta a far conoscere elementi rappresentativi del Barocco minore salentino nell’incantevole scenario del centro storico di Tricase, abbinando la visita a un laboratorio artigianale di ceramiche e alla degustazione di prodotti tipici.</p>
<p>Durata: mezza giornata</p>
<ul>
<li>Piazza Pisanelli</li>
<li>Chiesa Matrice</li>
<li>Castello dei Principi Gallone</li>
<li>Chiesa barocca di San Domenico</li>
<li>Visita di una bottega artigianale in cui è possibile osservare le fasi della lavorazione e decorazione della ceramica</li>
<li>Chiesetta rinascimentale di Sant’Angelo</li>
<li>Visita alla Quercia Vallonea</li>
<li>Passeggiata nella campagna di Tricase e <strong>su richiesta</strong> Degustazione di prodotti tipici presso un agriturismo nelle immediate vicinanze </li>
</ul>
<p> <strong>GALATINA E IL MITO DELLE TARANTATE</strong></p>
<p>La città è nota per il fenomeno del tarantismo, in quanto vi confluivano le cosiddette “tarantate” per chiedere a San Paolo, qui venerato, la guarigione dagli effetti del morso del ‘ragno’. Il centro storico è degno di nota per la presenza di numerose dimore nobiliari e stili artistici unici nell’Italia Meridionale.</p>
<p>Durata: mezza giornata<strong> </strong></p>
<p>-                     Piazza San Pietro</p>
<p>-                     Chiesa Matrice di San Pietro</p>
<p>-                     Cappella di San Paolo</p>
<p>-                     Passeggiata nel centro storico tra portali, cortili e balconi</p>
<p>-                     Basilica di Santa Caterina d’Alessandria con annesso Chiostro e Museo</p>
<p><strong> </strong><strong>LA GRECÌA S</strong><strong>ALENTINA:  </strong><strong>VIAGGIO NEI PAESI DI RITO GRECO</strong></p>
<p>L’itinerario attraversa i paesi della Grecìa Salentina che conservano ancora, oltre che nel dialetto griko, anche nelle usanze quotidiane e nella cultura, evidenti elementi di derivazione greco-bizantina, tali da identificarli come isola linguistica e culturale nel cuore del territorio salentino.</p>
<p>Durata: giornata intera</p>
<ul>
<li>MELPIGNANO:       Chiesa e Convento degli Agostiniani</li>
</ul>
<p>                                        </p>
<ul>
<li>SOLETO:                   Chiesetta affrescata di San Stefano</li>
</ul>
<p>Guglia di Raimondello Orsini del Balzo</p>
<ul>
<li>MARTANO:              Convento dei Cistercensi Santa Maria della Consolazione: la visita                             comprende l’annessa Pinacoteca e distilleria dove è possibile la   </li>
</ul>
<p>degustazione di liquori medicinali</p>
<ul>
<li>CALIMERA:                        Masseria San Biagio</li>
</ul>
<p>Visitando l’azienda è possibile effettuare percorsi tra le piante aromatiche, assistere alla lavorazione dei prodotti caseari e degustare i prodotti tipici della Grecìa Salentina</p>
<p><strong> </strong><strong>GALLIPOLI, LA BELLA</strong></p>
<p>Una città carica di storia e suggestioni, con i suoi panorami mediterranei e le architetture d’altri tempi. La sua ricchezza sin dall’antichità era l’olio che qui non si produceva ma da qui si imbarcava diretto in tutt’Europa. E poi il mercato del pesce con tutto il suo fascino, e le tante chiese e chiesette che ancora raccontano la storia di chi le ha volute edificare.</p>
<p>Durata: mezza giornata</p>
<ol>
<li>Partenza: Porto peschereccio</li>
<li>Mercato del pesce</li>
<li>Castello</li>
<li>Fontana greca e Chiesa del Canneto</li>
<li>Cattedrale Sant’Agata</li>
<li>Frantoio ipogeo del ‘500 di Palazzo Granafei (ticket ingresso: €1,50)</li>
<li>Chiesetta della Purità</li>
<li>Chiesa di San Francesco d’Assisi o del Malladrone</li>
</ol>
<p> <strong>SALENTO MISTERIOSO: VIAGGIO NELLA PREISTORIA</strong></p>
<p>Il mistero è il tema dell’itinerario per il fascino dei luoghi carichi di storia e significati quasi incomprensibili.</p>
<p>Durata: mezza giornata</p>
<ul>
<li>Poggiardo: museo-ipogeo degli affreschi bizantini; visita della cripta di Santa Maria degli Angeli.</li>
<li>Vaste: parco archeologico (sito delle tombe paleocristiane, capanna messapica, cripta bizantina) e del museo messapico (ticket ingresso per gruppi: € 3,50).</li>
<li>Giuggianello: visita alle pietre misteriose (il Letto della Vecchia, il Piede di Ercole, il Fuso della Strega).</li>
<li>Casamassella: <em>Fondazione Le Costantine</em>, passeggiata nella tenuta, visita al laboratorio di tessitura artigianale al telaio. <strong>Su richiesta</strong> DEGUSTAZIONE di prodotti tipici realizzati con olio d’oliva, farine, ortaggi, verdure, legumi da agricoltura biodinamica oppure PRANZO menu completo con pittule, pitte rustiche, bruschette, 1 primo piatto e 1 secondo.</li>
</ul>
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		<title>sam_1805</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 04:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
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		<title>Benvenuti nel nuovo sito web di Terramaris</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 12:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="480" height="390"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/lLXM6njHab4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/lLXM6njHab4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Musei</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi]]></category>

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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” Viale Gallipoli, 28 &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 683503 Una ricca collezione archeologica di reperti risalenti al Salento Messapico, all’età preistorica, romana e medioevale. Il Museo accoglie una pinacoteca di dipinti dal 1400 al 1700. (biblioteca &#8211; accessibile ai disabili) Orario di Apertura9:00 / 13:30 &#8211; 14:30 / [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/musei.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano”</strong></p>
<p>Viale Gallipoli, 28 &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 683503<br />
Una ricca collezione archeologica di reperti risalenti al Salento Messapico, all’età preistorica, romana e medioevale. Il Museo accoglie una pinacoteca di dipinti dal 1400 al 1700. (biblioteca &#8211; accessibile ai disabili)<br />
Orario di Apertura9:00 / 13:30 &#8211; 14:30 / 19:30<br />
dal lunedì alla domenica<br />
chiuso domenica pomeriggio<br />
Visita Guidata su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Diocesano d’Arte Sacra di Lecce</strong><br />
Piazza Duomo &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 244764 / 339 5720589<br />
Ospitato nel palazzo del Seminario, il Museo delinea la storia artistica della Diocesi, attraverso dipinti, sculture, argenti e parametri liturgici compresi tra la fine del XV e la fine del XVIII secolo.<br />
Orario di Apertura:   inverno    9.30/12.00 – 16.00/19.00<br />
Estate       9.30/12.00 – 17.00/20.00<br />
Domenica solo su prenotazione<br />
Visita Guidata su prenotazione<br />
Costo Biglietto<br />
€ 1,00 ingresso al chiostro e alla sala d’arte contemporanea<br />
€ 4,00 ingresso alla sala d’arte antica</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Missionario Cinese di Storia Naturale</strong><br />
Via Monte San Michele, 4 &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 314101 / 0832 455008 &#8211; Fax 0832 455010<br />
Sistemato in 12 sale, il museo comprende la sezione di Cultura Cinese e quella di Storia Naturale, a sua volta costituita da una collezione di fauna marina e terrestre, da un erbario, da una raccolta di fossili e minerali.  su prenotazione<br />
Orario di Apertura  9:30 / 11:00<br />
Ottobre/aprile  16.00/18.00<br />
Maggio/settembre  17.00/19.00<br />
Martedì, giovedì, sabato<br />
Visita Guidata solo su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Archeologico dei Ragazzi – Museo Laboratorio di Archeologia</strong><br />
Via Poli, 5D &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 631164 &#8211; Cell. 320 9581398<br />
Un viaggio nella preistoria alla scoperta della vita dell’uomo, attraverso l’osservazione e la manipolazione di materiali.  Solo su prenotazione<br />
Orario di Apertura su prenotazione<br />
Visita Guidata su prenotazione € 3,50 visita guidata<br />
Attività: visite guidate, laboratori di archeologia, percorso divulgativo integrato<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo del Teatro Romano</strong><br />
Via degli Ammirati &#8211; 73100 Lecce &#8211; Tel. 0832 279196<br />
Il Museo illustra il tema del teatro attraverso le esposizioni di oggetti di provenienza diversa, come affreschi appartenuti alla Domus Balnea di Roma e la serie delle maschere teatrali appartenute alla Villa Adriana a Tivoli.<br />
Orario di Apertura10:30 / 13:00tutti i giorni<br />
Domenica e pomeriggio solo su prenotazione<br />
Visita Guidata su prenotazione<br />
Costo biglietto:<br />
€ 2,60 (intero)<br />
€ 1,55 (over 60 anni, gruppi min. 15 componenti)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pinacoteca d’Arte Francescana</strong><br />
Via Imperatore Adriano,79 – 73100 Lecce- Tel. 0832.455009 – Fax 0832.455010 chiedere di padre Antonio<br />
Conservati dipinti dal XVI al XIX secolo. Notevole la collezione di cartapeste leccese<br />
Orario di Apertura : da lunedì al venerdì   9.00/12.00 – 16.00/18.30<br />
Visita Guidata su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Internazionale Mariano d’Arte</strong><br />
Piazza Don Tonino Bello – 73031 Alessano – Tel. 0833.781334<br />
Opere di pittura e scultura ispirate all’immagine della Vergine di Nazareth<br />
Apertura su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Pompiliano</strong><br />
Via Pirrotta, 2 – 73012 Campi Salentina – Tel 0832.791034<br />
Il museo accoglie oggetti personali del Santo, ex voto, dipinti, sculture e oggetti in carta pesta, esposti secondo un criterio storico-cronologico inteso a ricostruire la vita di San Pompilio<br />
Apertura su prenotazione<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Diocesano di Otranto</strong><br />
Piazza Basilica – 73028 Otranto – Tel. 0836.801434<br />
Le sale espositive di Palazzo Lopez ospitano le opere un tempo appartenenti alla cattedrale e provenienti da altre parrocchie della Diocesi di Otranto<br />
Orario di Apertura      10:00-13:00 / 15:00-21:00<br />
Giugno -settembre     10:00-13:00 / 16:00-20:00<br />
Ottobre – maggio        10:00-12:00 / 16:00-18:00<br />
chiuso il lunedì<br />
Visita Guidata su prenotazione<br />
Costo biglietto:<br />
adulti € 2,50<br />
€ 1,50 (ridotto per ragazzi 13-17 anni e over 65 anni)<br />
ingresso gratuito (0-12)<br />
gruppi oltre 10 persone € 1,00<br />
<strong>Museo Diocesano di Ugento-Santa maria di Leuca</strong><br />
Ingresso da Via dei Cesari – 73059 Ugento – Tel. 0833.55.5030<br />
Direttore  339 1755317<br />
Resp. Domus Dei 347 1098238<br />
Orario di Apertura:      Domenica   8.30 – 19.30</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Collezioni d’arte sacra esposte nei sotterranei sepolcrali della Cattedrale di Ugento</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Museo d’Arte Contemporanea “Vito Mele”</strong><br />
Basilica di Santa Maria de Finibus Terrae – Santa Maria di Leuca – Tel. 0833.758636</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Diocesano di Nardò- Gallipoli</strong><br />
Via Antonietta De Pace – c/o ex Seminario – 73014 Gallipoli – Tel. 0833.502439/  0833.599859<br />
Busti reliquiari, parametri sacri, cartapeste e opere pittoriche che testimoniano la storia della Diocesi gallipolina dal  XVII al XX secolo<br />
Lunedì chiuso<br />
Giugno – settembre  tutti  giorni  16.30/23.00<br />
Ottobre – marzo  giorni feriali  9.00/12.00<br />
Sabato domenica e festivi   9.00/12.00 e  15.30/18.00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico Messapico</strong><br />
Via Kennedy – c/o Palazzo Tafuri – 73011 Alezio – Tel. 0833.281806/281830<br />
Il palazzo ospita reperti archeologici-lastre tombali, iscrizioni dell’area messapica di Alezio<br />
Orario di Apertura: martedì, giovedì e sabato dalle 10:00 / 12:00 &#8211; 16:00 / 18:30<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Diffuso di Cavallino “Sigismondo Castromediano”</strong><br />
Piazza Fratelli Cervi – 73020 Cavallino –   333.1224424<br />
Importante esempio di Museo Diffuso storico-ambientale nel Salento e scenario naturale per la conservazione dei reperti archeologici rinvenuti nel Parco<br />
Apertura:    estate         9:00-20:00<br />
inverno       9:00-15:00<br />
lunedì chiuso<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico “Emanuele Barba”</strong><br />
Via A. De Pace, 108 – 73014 Gallipoli – Tel. 0833.264224/260283<br />
Armi e vestiti arcgeologici, ceramiche e vetri, una collezione malacologica e tessalogica, monete, minerali e fossili, fanno del museo una realtà ricca e variegata<br />
Apertura: tutti giorni 10.00/13.00  e   17.00/19.00<br />
chiuso il lunedì<br />
Costo biglietto: € 1,50</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia “Decio De Laurentis”</strong><br />
Via Vittorio Emanuele, 113 – 73024 Maglie – Tel. 0836.485820<br />
Gli spazi espositivi, tra antichi reperti e moderne attrezzature, offrono la possibilità di compiere un lungo viaggio attraverso la storia millenaria del Salento<br />
Apertura: 16settembre – 15 giugno<br />
dal lunedì al sabato 9:00-13:00<br />
lunedì e giovedì 16:00 – 18:30<br />
16 giugno – 15 settembre<br />
dal lunedì al venerdì  9:00- 13:00<br />
dal lunedì – venerdì   18:00-20:30<br />
sabato  10:00-13:00<br />
Chiuso sabato pomeriggio e domenica<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Costo biglietto:   adulti  € 3,00<br />
6-10 anni € 2,00<br />
gratuito per bambini sotto i 6 anni,  over 65, disabili e studenti<br />
visite guidate per gruppi  da € 1,00 a € 0,50 in aggiunta al biglietto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo di Borgo Terra</strong><br />
Piazza del Popolo – c/o Palazzo del Principe – 73036 Muro Leccese – Tel. 0836.343824  339 7738048<br />
Ospitato nel Palazzo del Principe, il museo testimonia le dinamiche storiche di Muro Leccese, importante centro messapico del salento, attraverso i reperti archeologici e alla ricostruzione del borgo in età medievale<br />
Apertura: da martedì a domenica   10:00-12:00/15:00-18:00<br />
(orario estivo in vigore da giugno a settembre)<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico Archeologico “Salvatore Zecca”</strong><br />
Via della Zecca, 1 – c/o ex Convento dei Francescani- 73059 Ugento – Tel. 0833.555819/343824<br />
Iil museo conserva reperti archeologici di pezzi risalenti al VII secolo A.C. e al I secolo D.C. Notevole la collezione di pezzi messapici e quella di ceramiche medievali<br />
Apertura:   da martedì a sabato  8:00-13:30/16:00-21:00   domenica 9:00-12:30<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo della Civiltà Messapica</strong><br />
Piazza Dante c/o Palazzo Baronale – 73029 Vaste – Tel. 0836.904350<br />
L’allestimento di reperti testimonia la storia di vaste, dalla prima età del ferro all’epoca medievale<br />
Apertura: 9:00-12:00/16:00-19:00 dal martedì alla domenica (orario invernale)<br />
17:00-20:00 (orario estivo in vigore da giugno a settembre)<br />
chiuso il lunedì<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Costo biglietto: € 2,10 (intero)<br />
€ 1,05 (ridotto per gruppi e scolaresche)<br />
€ 4,00 (circuito museale: visita al museo, alla Cripta di SS.Stefani, Museo degli Affreschi della Cripta di Santa Maria degli Angeli di Poggiardo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico di Storia Naturale del Salento</strong><br />
Via Europa, 95 – 73021 Calimera – Tel. 0832.875301<br />
Il Museo si costituisce come un centro di studio e di protezione dell’ambiente. L’istituzione espone reperti paleontologici, malacologici ed etmologici<br />
Apertura: 9:30-12:30/17:30-20:30 (orario estivo in vigore da giugno a ottobre)<br />
chiuso il lunedì<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Costo biglietto: € 2,60 intero<br />
€ 1,60 ridotto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Malecologico delle argille</strong><br />
Contrada Lustrelle – S.S. Cutrofiano/Aradeo – 73020 Cutrofiano – Tel. 328.2855414<br />
Articolato in due sale, il Museo si configura come un importante esempio di recupero ambientale di una cava dismessa<br />
Apertura: su prenotazione<br />
18:30-20:00 (orario estivo in vigore da giugno a settembre)<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Naturalistico Acquario</strong><br />
c/o Torre San Giovanni – La Pedata Gallipoli – 73014 Gallipoli – Tel. 0833.261701<br />
Il Museo offre ai visitatori gli acquari e le collezioni di reperti naturalistici<br />
Apertura: su prenotazione<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Attività didattiche per scolaresche<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Giardino Botanico della Pietra</strong><br />
S.S. Maglie-Poggiardo, km 5 – 73030 Giuggianello – Tel e fax 0836.354164<br />
Giardini ricchi di flora, alla scoperta di profumi e colori (ristorante/sala convegni)<br />
Apertura: 10:30-12:30/15:30-19:30 dal lunedì al sabato (orario invernale)<br />
10:30-13:00/17:00-20:00 (orario estivo in vigore da giugno a settembre)<br />
10:30-13:00/15:00-19:30 domenica<br />
chiuso il martedì<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Attività: lezioni di botanica<br />
Costo biglietto: € 3,60 (intero)<br />
Ingresso gratuito (bambini)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Collezione di erbe martanesi</strong><br />
S.P. Martano-Borgagne – c/o Convento Cistercense – 73025 Martano – Tel. 0836.575214<br />
Una ricca raccolta di erbe del feudo di Martano, collocata nel chiostro del monastero cistercense. Raccolti pezzi donati dal collezionista Michele Paone.<br />
Apertura su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo di Biologia Marina</strong><br />
Via Vespucci, 13 – c/o Stazione di Biologia Marina – 73010 Porto Cesareo – Tel. 0833.569502<br />
Fondato nel 1966, il Museo espone reperti di fauna marina, sia mediterranea, sia tropicale, una collezione di pesci abissali dello Ionio, reperti teratologici e modelli in resina dei pesci autoctoni<br />
Apertura: 9:00-13:00/16:00-18:00 (orario invernale)<br />
10:00-12:00/17:30-21:30 (orario estivo in vigore dal 15 giugno al 15 settembre)<br />
Attività: visita guidata e attività didattiche<br />
Costo biglietto: ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Provinciale della Tradizioni popolari</strong><br />
SP. Squinzano-Casalabate – Loc. Casalabate – Tel. 0832.361176<br />
Il Museo offre una documentazione dell’antica vita quotidiana salentina: il frantoio con le vasche per la raccolta dell’olio, la ricostruzione della cucina con attrezzi e utensili casalinghi, della camera da letto e del lavoro della tessitura che un tempo si svolgeva in casa. Esposte anche ceramiche e statue in cartapesta<br />
Apertura: 9:00-13:30/14:30-19:30<br />
Chiuso il lunedì<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo della Civiltà del lavoro Tradizionale </strong><br />
Via Scorrana – c/o Archivio Storico Parabitano – 73052 Parabita – Tel e fax 0833.599394<br />
Apertura su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Aperto della Civiltà Contadina</strong><br />
Piazza del Popolo – c/o Palazzo Ducale – 73054 Presicce – Tel. 339.7474418<br />
Gli oggetti conservati sono collocati in stanze tematiche dette “Stanza dell’acqua”, “Stanza del fuoco” e Stanza della terra”<br />
Apertura:    domenica 10.30-12.00, gli altri giorni su prenotazione<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo della civiltà Contadina</strong><br />
S.S. 476, km 35 c/o Casale Sombrino – 73040 Supersano – Tel. 0833.631272 – Fax 0833.632061<br />
Una raccolta di foto storiche, attrezzi e oggetti legati alle attività artigianali e contadine consentono al visitatore di riscoprire gli antichi mestieri salentini<br />
Apertura: su prenotazione<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo della civiltà Contadina Salentina</strong><br />
Piazza Garibaldi – c/o Palazzo Ducale – 73058 Tuglie – Tel 0833.596038<br />
In 16 sale espositive, il museo accoglie testimonianze della civiltà contadina dal XII secolo alla II Guerra Mondiale e attrezzi legati agli antichi mestieri (biblioteca, archivio, bar, ristorante, sala convegni, servizi per disabili)<br />
Apertura: su prenotazione<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Attività: lezioni sull’agricoltura biologica, educazione alimentare, analisi dell’olio e del vino, panificazione. Visita al bioparco e agli insediamenti rupestri<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo d’Arte “Pietro Cavoti” Museo Civico</strong><br />
Piazza Aligheri, 51 – 73013 Galatina – Tel. 0836.561568 – fax 0836.561543<br />
Il Museo accoglie due cospicui nuclei di opere, quelle degli artisti galatinesi Pietro Cavoti (1819-1890) e Gaetano Martinez (1892-1951)<br />
Apertura:  martedì &#8211; domenica 9:30-13:00<br />
Martedì, giovedì e sabato 16:30-20:00<br />
1 novembre – 30 aprile  15:30- 19:00<br />
Visita guidata: su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pinacoteca Comunale d’arte contemporanea</strong><br />
Via Lecce, Co il Centro Culturale Vincenzo Tarantini – 73051 Novoli – Tel. 0832.714399<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo degli Affreschi della Cripta di Santa Maria degli Angeli</strong><br />
Piazza Episcopio – 73037 Poggiardo – Tel. 0836.904350<br />
Il Museo conserva gli affreschi bizantini restaurati provenienti dalla Cripta di Santa Maria degli Angeli.<br />
Orario di Apertura9:00 / 12:00 &#8211; 16:00 / 19:00 (17:00-20.00 in estate)<br />
Chiuso il lunedì<br />
Visita guidata su prenotazione<br />
Attività didattiche per scolaresche<br />
Costo Biglietto<br />
€ 3,50 intero<br />
€ 1,50 ridotto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Civico</strong><br />
Piazza Garibaldi, 16 – c/o Palazzo Ducale – 73016 S. Cesario di Lecce – Tel. 0832.205366<br />
Orario di Apertura 8:00 / 12:00<br />
Chiuso sabato e domenica<br />
Visita guidata su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pinacoteca Civica</strong><br />
73029 Vaste – Tel. 0836.909829 / 0836.909831<br />
Un Museo raccoglie pitture e sculture di artisti contemporanei, pugliesi e italiani.<br />
Orario di Apertura10:00 / 12:00 dal lunedì al venerdì<br />
16:30 / 18:30 lunedì e venerdì<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo “Ezechhiele Leandro” Casa d’Artista</strong><br />
Via A. Cerundolo, 26 bis – 73016 S. Cesario di Lecce – Tel. 0832.200120<br />
Il Museo è allestito nella casa del pittore Ezechiele Leandro (1905-1981). Alla galleria, con numerose opere di pittura e scultura, si aggiunge anche il giardino con la monumentale scultura dal titolo “Santuario della pazienza”.<br />
Tutte le domeniche aperto; gli altri giorni su prenotazione<br />
Visita guidata su prenotazione<br />
Attività didattiche per scolaresche<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Comunale della Ceramica</strong><br />
Piazza Municipio, 12 – c/o Biblioteca Comunale – Cutrofiano – Tel. 0836.512461<br />
Una ricca collezione di manufatti ceramici dai vasi del luogo, laioliche e reperti messapici.<br />
Orario di Apertura9:00 / 12:30 lunedì, martedì, giovedì, sabato<br />
16:30 / 20:00 mercoledì<br />
Chiuso la domenica (orario invernale)<br />
16:30 / 20:00 dal lunedì al venerdì<br />
Chiuso sabato e domenica (orario estivo in vigore da giugno a settembre)<br />
Visita guidata su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo Multimediale della Grecìa Salentina</strong><br />
c/o Castello de’ Monti – 73022 Corigliano d’Otranto – Tel. 333.9204977<br />
Le postazioni computerizzate e una sala di proiezione, permettono al visitatore di conoscere e di riscoprire la lingua e le tantissime tradizioni della Grecìa Salentina.<br />
Orario di Apertura17:00 / 20:00<br />
Dal lunedì alla domenica<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo del Minatore</strong><br />
73042 Casarano – Tel. 0833.599287<br />
L’esposizione di foto e di attrezzature legate al lavoro in miniera, fa del Museo un omaggio alla memoria di 262 minatori morti nell’incendio della miniera di Marcinelle, l’8 agosto 1956.<br />
Apertura:    tutti giorni    9:00-13:00    16:00-20:00</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo del Vino</strong><br />
Via Scorrana – c/o Archivio Storico Parabitano – 73052 Parabita – Tel. 0833.599394 / 0833.509924<br />
Ricostruiti i cicli di produzione del vino attraverso l’esposizione di macchinari, di oggetti e di strumenti legati ai processi di vinificazione.<br />
Apertura su prenotazione<br />
Ingresso gratuito</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Museo della Radio</strong><br />
Via Vittorio Veneto – 73058 Tuglie – Tel. 0833.598001<br />
I pezzi esposti consentono di ripercorrere l’interessante storia della radiofonia.<br />
Orario di Apertura:  inverno giovedì e sabato   17:00 / 20:00<br />
Luglio e agosto martedì , giovedì e sabato  18:00 / 21:00<br />
Visita guidata su prenotazione<br />
Costo Biglietto € 1,00</p>
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		<title>Durante una passeggiata</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante una passeggiata per le vie di un centro storico di qualunque paesino o cittadina del Salento, non è difficile imbattersi in qualche piccola bottega in cui i veri e propri “maestri del mestiere” lavorano con passione e abilità incredibili, i materiali più disparati, come cartapesta, terracotta e pietra leccese. Ma l&#8217;artigianato salentino si esprime [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durante una passeggiata per le vie di un centro storico di qualunque paesino o cittadina del Salento, non è difficile imbattersi in qualche piccola bottega in cui i veri e propri “maestri del mestiere” lavorano con passione e abilità incredibili, i materiali più disparati, come cartapesta, terracotta e pietra leccese. Ma l&#8217;artigianato salentino si esprime in diverse forme, in cui materiali rudi come il ferro, o poveri come i giunchi intrecciati, trovano le più alte espressioni artistiche.<br />
<strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/musei_menhir_cattedrali.pdf" target="_blank">Clicca qui per scaricare il PDF informativo su Artigianato, Musei, Cattedrali, Castelli, Menhir e altro.</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>FERRO BATTUTO</strong><br />
Parlando di Lecce e delle sue antiche e nobili tradizioni non si può non parlare della nobile arte del ferro battuto, conosciuta a livello nazionale fin dai secoli XVI e XVII per tutti i decori dei portali dei palazzi e delle chiese del Salento. Ancora oggi gli strumenti di lavoro sono gli stessi: l&#8217;incudine, la forgia che rende il ferro morbido e malleabile, martelli di diverse forme che infliggono al ferro particolari scalfitture riuscendo a modellarlo nelle linee più varie. Nascono così attraverso l&#8217;assemblaggio di più pezzi, testate di letti, lampade, alari, ringhiere, poi dipinte in nero ferrigno, che pochi oggi eseguono ancora attraverso la chiodatura (sostituita dalla più semplice e sbrigativa saldatura). Negli ultimi anni, alcuni artigiani si sono distinti particolarmente riuscendo a produrre oggetti non solo funzionali, ma anche artisticamente belli, giungendo a creare veri e propri oggetti dal design caratteristico, contraddistinguendosi e differenziandosi, da coloro che hanno cominciato a servirsi di macchinari per la lavorazione di questo materiale.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>CARTAPESTA</strong><br />
Le origini di questi antichi mestieri risalgono a qualche secolo fa. Ad esempio la cartapesta, che alcuni vogliono fare nascere nel lontano &#8217;600, nei retrobottega di qualche barbiere leccese non sempre affaccendato nei tagli di capelli, barbe e baffi. Altri invece la interpretano come una risposta, di quella gente più modesta che si ingegnava a modellare paglia e stracci rivestendoli di carta, così realizzando le famose statue e figure sacre che ritroviamo in tante chiese del Salento, a quei più fortunati maestri scalpellini (che addobbavano e decoravano chiese e palazzi barocchi lavorando la più nobile “pietra leccese”). Nonostante tutto, i “poveri maestri” avevano trovato tantissimi committenti tra il clero, che durante l&#8217;eresia luterana aveva bisogno di riavvicinare i fedeli attraverso la proposta di Madonne, Santi e Cristi capaci di lambire le anime dei devoti, e tra la nobiltà, che attraverso queste commissioni aveva assicurato il proprio posto in Paradiso. Gran p arte della produzione viene oggi però fatta in serie: è difficile trovare il vero artigiano che lavora a mano la creta come si faceva una volta. Infatti, come tutti i mestieri anche questo sta via via scomparendo.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>RAME</strong><br />
Lo stesso è avvenuto per la lavorazione del rame, col quale anticamente si realizzavano quatare e quatarotti (pentole e calderoni in rame che si usavano in cucina) bracieri e scarfalietti (antichi contenitori con un lungo manico nel quale si metteva la brace che permetteva di scaldare i letti d&#8217;inverno) che non potevano mancare in ogni casa. Oggi, sicuramente sostituiti dalle moderne pentole in acciaio e da più evoluti metodi di riscaldamento, li ritroviamo riprodotti al solo scopo decorativo in qualche bottega del Capo di Leuca.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>TESSITURA</strong><br />
Il Sud Salento pullula di varie attività artigianali, anche storicamente non appartenenti a questa terra. Sono conosciutissime le cravatte, interamente cucite e rifinite a mano in piccole sartorie. Molto diffusa è la produzione di tessuti e ricami, nonché di merletti e pizzi di ottima fattura.<br />
Questa, più che un mestiere è un&#8217;arte, che spesso veniva tramandata da madre a figlia, poiché anticamente queste creazioni venivano concepite per il solo uso casalingo, in quanto destinate alla preparazione del corredo delle “figlie da maritare”. Oggi le nuove esigenze di mercato, hanno portato alla nascita di piccole tessiture organizzate, che producono biancheria per la casa, tappeti, e complementi d&#8217;arredo, senza però trascurare l&#8217;originalità e la raffinatezza.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>TERRACOTTA</strong><br />
Spesso vi è una relazione tra la produzione di un manufatto e l&#8217;ambiente stesso che ne fornisce la materia prima. Infatti, se la lavorazione della cartapesta può dirsi circoscritta all&#8217;ambito leccese, diverso è per l&#8217;artigianato figulo, la cui lavorazione è tipica di quei paesi situati nelle zone dove si estrae l&#8217;argilla. L&#8217;arte di lavorare questo straordinario elemento, che la natura stessa fornisce, si perde nella notte dei tempi. Basti pensare a tutti i reperti risalenti alla preistoria che popolano i musei salentini. La lavorazione della terracotta era diffusa un po&#8217; in tutto il Salento: piatti, scodelle, pignate, vasi si producevano da Nardò a Gallipoli, da Cutrofiano a Ruffano, questi ultimi tuttora importanti centri di produzione. Famosa era S Pietro in Lama per la produzione de “l&#8217;imbreci” (tegole). La lavorazione della terracotta non si limita alla produzione di oggetti per la casa, ma anche di giochini come fischietti, campanelle, e dei &#8220;pupi&#8221; che continuano ad animare i nostri presepi.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>INTRECCIATI</strong><br />
Nel Capo, e precisamente ad Acquarica, zone palustri e canneti forniscono la materia prima per la lavorazione del giunco o del vimini che, pochi vecchi artigiani, intrecciano ancora per produrre panieri, cesti e sporte (borse). D&#8217;estate, sulle spiagge e nelle marine dei dintorni, si possono trovare punti vendita improvvisati di questi speciali articoli, così come si trovano particolari lavori ad intreccio, eseguiti con le canne succhioni di ulivo, che richiedono particolare abilità, e si differenziano qualitativamente dalle moderne riproduzioni di oggetti simili in plastica.<br />
Gli antichi mestieri di cui abbiamo parlato, hanno fatto la storia del Salento oltre a questi, forse meno famosi ma non per questo poco importanti, ricordiamo gli ebanisti, gli orafi, i cesellatori, i tornitori, gli impaglia sedie ecc, tutte piccole realtà che per sopravvivere richiedono particolare cura, sensibilità e un pizzico di sacrificio, e che necessitano di interventi di promozione ed incentivazione per far apprezzare appieno il fascino di questo straordinario patrimonio.</p>
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		<title>Curiosità e Leggende</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salento]]></category>

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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; San Pietro ed il Santuario del Paradiso Una gentile leggenda che si tramandano gli abitanti del Capo (i &#8220;capuani&#8221;), vuole che San Pietro, proveniente dall&#8217;Oriente, abbia toccato per la prima volta terra italiana proprio dal Capo e che da qui abbia incominciato a predicare il Vangelo alle genti italiche. E la leggenda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Curiosita.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>San Pietro ed il Santuario del Paradiso</strong><br />
Una gentile leggenda che si tramandano gli abitanti del Capo (i &#8220;capuani&#8221;), vuole che San Pietro, proveniente dall&#8217;Oriente, abbia toccato per la prima volta terra italiana proprio dal Capo e che da qui abbia incominciato a predicare il Vangelo alle genti italiche. E la leggenda vuole ancora che nessuno possa entrare in Paradiso se non abbia compiuto il pellegrinaggio al Santuario di Santa Maria del Capo: o da vivo o da morto. Cosicché molte anime di buoni cristiani, che da vivi non hanno potuto recarsi a questo Santuario, secondo la pia leggenda, entrano e sostano in preghiera nella chiesa di Maria, prima di volare in cielo.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>Il francesce Paul Bourget</strong><br />
Sul Barocco leccese sono state scritte molte pagine. Lo scrittore francese Paul Bourget, nel suo libro &#8220;Sensations d&#8217;Italie&#8221;, ha lasciato scritto: &#8220;Prima d&#8217;esser venuto qui, io non attribuivo ai termini di Barocco e di rococò che un senso di antipatia e di pretesa. Lecce mi ha rivelato che essi possono anche essere sinonimi di fantasia leggera, di folle eleganza e di garbo raro&#8221;. L&#8217;amministrazione civica, grata a questo scrittore che tanto felicemente aveva saputo apprezzare l&#8217;arte dei monumenti di Lecce, gli dedicò una targa in bronzo sulla facciata del Palazzo di città.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>I &#8220;Trudwi&#8221;</strong><br />
Una viva suggestione destano, a chiunque percorre la Penisola Salentina, alcuni edifici che perpetuano un&#8217;antica tradizione architettonica di questo angolo d&#8217;Italia, dove -abbiamo già detto- il materiale da costruzione affiora da quasi tutta la superficie del suolo. Sono le moderne abitazioni campestri, in forma di cono tronco, costruite con pietre del luogo, poste le une sulle altre senza cemento. Hanno un piccolo ballatoio intorno alla base e una scala a chiocciola esterna che conduce al comignolo. In Sardegna, dove sorgono identiche forme, sono chiamati &#8220;nuraghi&#8221;: qui li chiamano &#8220;trudwi&#8221;, cioè piccole torri, mentre nelle colonie greche del Salento sono detti &#8220;chipuri&#8221;, cioè case del giardiniere.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>La danza delle streghe</strong><br />
I frastagliati bastioni rocciosi dell&#8217;estrema propaggine pugliese, dove spumeggiano le acque adriatiche fondendosi con quelle dello Ionio, hanno dato vita a molte leggende. Gli argomenti sono quasi sempre drammatici, in sintonia con l&#8217;asprezza dei luoghi, deserti per lunghi tratti e battuti in inverno da venti di tempesta. Anche i fenomeni speleologici di questi litorali hanno sollecitato nei secoli la fantasia popolare, che ha animato caverne e anfratti di esseri fantastici e bizzarri. Si narrava tra l&#8217;altro che nelle notti di tempesta da queste grotte uscissero streghe scarmigliate, agitando fiaccole a ogni folgore balenante sul mare. Chi osava avvicinarsi era costretto a ballare con loro nell&#8217;uragano fino a morire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il pianto del bambino</strong><br />
Una leggenda, ancora assai diffusa, racconta di una bella ragazza colpevole agli occhi dei suoi compaesani di avere amato un giovane saraceno approdato durante una scorreria. Ne aveva avuto un figlio, ma poco dopo il parto era impazzita. Dopo aver allattato a lungo il neonato, perché nel regno dei morti non patisse la fame, lo aveva scaraventato tra le onde. Per notti e notti il vagito del figlio la chiamò dal mare in burrasca, finché lei stessa non si gettò dalla scogliera. Per questo, nelle notti ventose d&#8217;inverno, echeggia a Capo Leuca il pianto di dolore del bambino accompagnato dalle grida di rimorso della madre.</p>
<p>&nbsp;<br />
<strong>La grotta Zinzulusa</strong><br />
A lieto fine è invece la leggenda della grotta Zinzulusa. Un crudele barone, padrone di quei luoghi, dopo aver fatto morire di dolore la moglie, costringeva la pur amorevole figlia a una vita di stenti, vestendola di stracci. Una fata impietosita cambiò la sorte della fanciulla, dandola in sposa a un principe. Le vesti cenciose, gettate al vento, andarono a pietrificarsi all&#8217;ingresso di una grotta, nel cui interno venne sprofondato il padre snaturato, facendo scaturire acque provenienti dall&#8217;Inferno, il laghetto Cocito. I gamberetti marini che, per loro sfortuna, avevano assistito a questi prodigi, diventarono ciechi. E infatti nelle acque del Cocito vive un piccolo e rarissimo crostaceo depigmentato e cieco, il Typhlocaris salentino. Lungo fra i sette e gli otto centimetri, si orienta tramite setole di senso disposte in doppia serie sulle sue tre ultime paia di zampe.</p>
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<strong>La chiave di San Donato</strong><br />
Nel paese di San Donato si vende ancora, nei giorni della festa patronale (5 e 6 agosto), la minuscola chiave di stagno con l&#8217;immagine del santo, dal quale un tempo gli ammalati di epilessia imploravano la guarigione. La chiave di San Donato &#8220;apre&#8221; il cervello, liberandolo dal male.</p>
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<strong> La pietrà della fertilità</strong><br />
Una curiosa usanza, legata a un rito di purificazione di origine pagana, si svolge il Lunedì di Pasqua a Calmiera, non lontana da Lecce, nella piccola cappella campestre dedicata a San Vito. Oggi in modo scherzoso, ma un tempo con la massima devozione, uomini e donne devono passare attraverso il foro della grossa &#8220;pietra della fertilità&#8221; infissa nel terreno, impresa non facile per i più robusti. Questo rito assicura buona salute e soprattutto la nascita di figli, la ricchezza del contadino antico.</p>
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<p><strong>La leggenda della Sirena Leucàsia</strong></p>
<p>Si dice che nello specchio di mare tra Castro e Santa Maria di Leuca vivesse una splendida sirena tutta bianca da cui il nome Leucàsia ((dal greco leukòs=bianco).<br />
Con il suo canto armonioso attirava e ammaliava i marinai. Un giorno dal mare vide un pastore sugli scogli. Il giovane Melisso,innamorato però di una fanciulla dal nome Arìstula volle rimanere fedele al suo amore resistendo alla sirena. La perfida Leucàsia indispettita dal rifiuto quando vide i due giovani abbracciati sugli scogli, scatenò un violento temporale e li scaraventò sugli scogli provocandone la morte. Infine separò per sempre i loro corpi lasciandoli sulle punte opposte del golfo.<br />
Dall&#8217;alto del suo tempio la dea Minerva vide tutto questo e si impietosì. Decise allora di pietrificare i corpi di Melisso e Arìstula, dando loro l&#8217;eternità: quelle pietre diventarono da allora per tutti e per sempre la punta Meliso e la punta Ristola che, non potendosi toccare fra di loro, abbracciano quello specchio di mare. Anche Leucàsia finì pietrificata dal rimorso e si trasformò nella bianca città di Leuca.</p>
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<p><strong>PIZZICA, GRIKO, DANZA DELLE SPADE: TRADIZIONI DEL SALENTO</strong><br />
Nel complesso delle tradizioni popolari, ricche di espressioni e di varietà di forme, risalta un insieme di devozione cristiana e di mitologia pagana. Feste religiose, sagre popolari, fantasie su esorcismi, su malocchi e su superstizioni, leggende e pregiudizi, si mescolano divenendo, però, facilmente dimenticabili a causa della vita moderna. Il culto dei Santi e della Vergine riveste un posto primordiale per l&#8217;attività religiosa di questo popolo che celebra in loro onore la maggior parte delle feste, seguendo un programma che è uguale per tutte. Il primo giorno, cioè durante la vigilia, si manifesta maggiormente il carattere religioso attraverso la processione, la messa di ringraziamento. Il giorno successivo si svolgono le manifestazioni civili con l&#8217;esecuzione di brani di musica classica da parte della banda, la vendita di oggetti vari, di dolciumi tipici del posto, e delle noccioline, lo scoppio dei fuochi d&#8217;artificio e il lancio dei palloni aerostatici. Soprattutto la sera e la notte per le strade dei paesi interessati alla festa si accendono le cosiddette parature, cioè le luminarie montate sulle facciate dei palazzi raffiguranti soggetti generici tipo castelli, geroglifici, le quali esaltano la bellezza della festa nonostante la povertà dei materiali utilizzati, infatti sono delle lampadine multicolori sistemate fittamente su un legno. In occasione delle feste ricompaiono dolci e pietanze speciali tra i quali la cupeta, detta anche croccante, a base di miele e mandorle, che in passato era a forma di cuore in quanto era il fidanzato che la offriva alla sua futura sposa. Tra le pietanze è da ricordare la parmigiana di melanzane preparata soprattutto in occasione della festa di Sant&#8217;Oronzo di Lecce, i ciceri e tria cioè una minestra fatta di pappardelle preparate in casa, cucinate insieme ai ceci con l&#8217;aggiunta di una manciata di pasta fritta che simboleggia i trucioli di legno: infatti S. Giuseppe è il patrono dei falegnami.<br />
In coincidenza delle feste patronali o di ricorrenze stagionali si svolgono le cosiddette fiere, cioè mercati che prima erano legati all&#8217;economia e all&#8217;agricoltura quindi erano occasione per la vendita di prodotti di ogni genere e di bestiame. Un&#8217;occasione per trascorrere il tempo libero è rappresentata dalle sagre, che originariamente avevano un carattere prettamente religioso, ma che oggi rappresentato un momento di svago e di divertimento per tutti e un pretesto per il consumo gastronomico dei prodotti tipici locali (pane, frise, angurie, melanzane, peperoni, vino…). Molte delle feste patronali vengono spostate nel periodo estivo per permettere agli emigrati di potervi partecipare tornando nei loro paesi d&#8217;origine durante le vacanze.<br />
A Novoli, il 17 gennaio, viene festeggiato S. Antonio abate, protettore del paese, degli animali e del fuoco, con l&#8217;accensione di un grande falò, detti focaia, con cui si rinnova il rito del fuoco propiziatorio e purificatorio. Quando finisce il carnevale i salentini hanno l&#8217;usanza di esporre sui balconi delle proprie abitazioni, la cosiddetta quaremma, cioè un fantoccio che raffigura una vecchia brutta e magra, vestita di nero, con il fuso e la conocchia in una mano e sette penne di gallina nell&#8217;altra (pari a quante sono le domeniche che vanno dalla Quaresima alla Pasqua) trafitte in un&#8217;arancia. Rappresenta la Parca di nome Cleto che, secondo la mitologia, filava il destino degli uomini. Il giorno di Pasqua la quaremma viene distrutta cospargendola di liquido infiammabile e mettendo dei petardi nel di dietro facendola incendiare. Si disintegra provocando l&#8217;allegria di tutti.<br />
Con l&#8217;avvento dei &#8220;Sepolcri&#8221; inizia la celebrazione della Settimana Santa. A Maglie in occasione della processione del Venerdì Santo sfilano per le vie statue di cartapesta portate in spalla dai fedeli ed accompagnate dal suono della banda che esegue brani lugubri. A tale processione si collega la fiera dell&#8217;Addolorata, che si svolge il venerdì precedente la Domenica delle Palme, in cui si espongono oggetti caratteristici quali i campanelli, fischietti di varia forma e colore, le &#8220;trombe te le fiche&#8221; cioè trombe dei fichi di terracotta rustica; le &#8220;trozzule&#8221; o &#8220;trenule&#8221; cioè raganelle costruite da un pezzo di legno su cui è montata una ruota che si poggia su una linguetta di legno mobile che ad ogni movimento produce un suono gracchiante simile a quello di una rana, che servivano ad annunziare le funzioni religiose del Venerdì Santo, quando le campane erano mute a causa di prescrizioni liturgiche.<br />
Un appuntamento molto importante per gli abitanti di Gallipoli e non solo, è rappresentato dalla processione del Cristo Morto e dell&#8217;Addolorata, eseguite dalle rispettive confraternite. La prima attraversa il paese con la statua del Cristo deposto in un&#8217;urna di oro zecchino preceduta dai confratelli incappucciati e con una corona di rovi sul capo; e la seconda con i propri confratelli e la statua dell&#8217;Addolorata. La processione inizia a mezzogiorno e prosegue fino a notte inoltrata, snodandosi per le stradine del centro storico, accompagnata dal rullo dei tamburi e dal suono di una tromba. Quando rientrano le due processioni del Crocefisso e degli Angeli, esce quella della chiesa della Purità con i penitenti, cioè persone incappucciate e scalze che sfilano portando sulle spalle o una croce di legno o pietre appese al collo dette &#8220;pisare&#8221; eliminando colpe e peccati flagellandosi con una frusta.<br />
A Martignano si propone la &#8220;Passione&#8221; o &#8220;Santu Lazzaru&#8221; in greco, accompagnata dal suono della fisarmonica e da quello dell&#8217;organetto e i cantastorie portano sulle spalle un ramo d&#8217;olivo ornato di nastrini onorari che simboleggiano i raggi del sole. Molte usanze salentine sono in un certo senso collegate alla festa di San Giovanni (il 24 giugno)originariamente intesa come il capo d&#8217;anno. La notte della vigilia, in campagna si accendono falò attorno ai quali si canta, si balla e si mangia prevedendo l&#8217;esito del racconto; il fuoco ha la funzione di purificare e di scacciare i demoni e le streghe.<br />
A Torre Paduli (Ruffano) la notte di ferragosto i pescatori danzano sotto le stelle mimando delle antiche lotte seguendo il ritmo dei tamburelli, denominata danza delle spade. Antiche origini ha il tarantismo che si rifà a riti pagani della Magna Grecia, che vede come suo paese natale Galatina. La Pizzica (o tarantismo) era collegato esclusivamente al morso della tarantola, che provocava nell&#8217;individuo che veniva colpito una crisi isterica placata con delle terapie insolite, attraverso la musica pregando San Paolo e bevendo l&#8217;acqua miracolosa di un pozzo esistente nella cappella a lui dedicata, vicino la piazza del paese, le tarantate si liberavano non dal veleno, ma da tutti i loro conflitti interni. Fino a qualche decennio fa, il 29 giugno, festa di S. Paolo protettore di Galatina e delle tarantate, quest&#8217;ultime si esibivano in danze sfrenate, ma attualmente siìono rimasti in pochissimi ad esibirsi.<br />
Dal punto di vista linguistico il Salento ha una certa autonomia rispetto al resto della regione, causata dalle componenti etniche delle popolazioni che, durante le molteplici dominazioni, si sono amalgamate. La principale caratteristica del dialetto salentino si evince dalla pronuncia delle vocali finali ed il vocalismo si avvicina molto a quello siciliano. Una situazione diversa presenta la cosiddetta Grecìa salentina, sita tra Otranto e Lecce comprendente nove comuni (Calmiera, Coriglaino d&#8217;Otranto, Castrignano dei Greci, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino) dove gli abitanti oltre a parlare il dialetto salentino, ne parlano anche uno greco detto anche &#8220;griko&#8221;.</p>
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		<title>Alessano</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:20:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; Una radicata tradizione attribuisce la fondazione della città di Alessano ad Alessio I Comneno, imperatore bizantino, ma non esistono documenti che permettono di far luce con certezza sulle origini della città. Furono certamente i Normanni ad assegnare ad Alessano un ruolo preminente su tutto il Capo di Leuca, che conserverà per lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Alessano.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
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<p>Una radicata tradizione attribuisce la fondazione della città di Alessano ad Alessio I Comneno, imperatore bizantino, ma non esistono documenti che permettono di far luce con certezza sulle origini della città. Furono certamente i Normanni ad assegnare ad Alessano un ruolo preminente su tutto il Capo di Leuca, che conserverà per lungo tempo.</p>
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<p>E&#8217; proprio in quel periodo infatti che, con ogni probabilità, la città diventa sede vescovile; tale rimarrà fino al 1818. Nel XV e XVI secolo Alessano visse la sua stagione di massimo splendore. Sotto la signoria di importanti famiglie nobiliari (i Della Ratta, i Del Balzo, i De Capua ed infine i Gonzaga) la città divenne un importante centro commerciale, attraendo anche delle famiglie di ricchi commercianti veneti ed una piccola comunità ebraica (che aveva la sinagoga in via della Giudecca), e il tessuto urbano si arricchì dei pregevoli palazzi in puro stile rinascimentale che ancora oggi si possono ammirare. Attorno alla corte ducale fiorì un notevole movimento letterario. In seguito il centro decadde, fino a perdere gradualmente la posizione di preminenza.<br />
Montesardo con la sua caratteristica posizione di piazzaforte naturale, ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Di recente sono state scoperte tracce importanti di strutture di epoca messapica (resti della cinta muraria del IV secolo a.C., tombe, fondamenta di edifici), che dimostrano come gia&#8217; in quel periodo fosse presente un insediamento urbano di notevoli dimensioni. Sui documenti di epoca romana &#8220;Mons arduus&#8221;, che vuol dire &#8220;monte ripido&#8221;, e&#8217; segnato sul tracciato della via Traiana. Nel medioevo fu sede di importanti scuole di matematica e di musica.</p>
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<p>Dopo la caduta dell&#8217;Impero fu sempre utilizzata come fortezza, grazie ai suoi possenti bastioni e ad una solida cerchia di mura, intervallate da torri, nelle quali si aprivano quattro porte: porta la Terra, porta Nova, porta Castello e porta Lo Chiuso. Le mura e le torri furono abbattute nel 1867.</p>
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<p>Tra i suoi cittadini illustri, Alessano annovera Francesco Storella; Cesare Rao, filosofo e fisico valentissimo; i pittori Aniello e Oronzo Letizia; gli scultori Placido Buffelli ed Emanuele Orfano; il filosofo Girolamo Balduino e il musicista Gervasio Melcarne (entrambi di Montesardo); il naturalista Oronzo Gabriele Costa e il Vescovo don Tonino Bello.</p>
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		<title>Presicce</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:18:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; Siamo nel cuore del Capo di Leuca, in un altro dei preziosi paesi salentini in cui si respira la storia; una cinquantina di Km da Lecce, 12 Km da S.Maria di Leuca e una manciata di Km da entrambe le coste: quella sabbiosa dello Ionio, un po’ più vicina, quella rocciosa e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Presicce.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
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<p>Siamo nel cuore del Capo di Leuca, in un altro dei preziosi paesi salentini in cui si respira la storia; una cinquantina di Km da Lecce, 12 Km da S.Maria di Leuca e una manciata di Km da entrambe le coste: quella sabbiosa dello Ionio, un po’ più vicina, quella rocciosa e più selvaggia dell’Adriatico.<br />
Un centro storico assolutamente da vedere: vicoli, palazzi padronali e il castello.<br />
E’ un’area ricca di acqua, il suo stemma è un cervo che beve da una fonte, qui venivano ad rifornirsi tutti gli abitanti dei casali della zona e anche dai paesi vicini nei periodi di carestia, ai numerosi pozzi che pescavano nelle falde acquifere superficiali.<br />
Questo è stato un grande incentivo per i primi insediamenti di certo molto antichi (VII – VIII secolo); si sa di certo che in epoca Normanna (XII secolo) Presicce è un casale, nell’epoca feudale apparterrà a feudatari diversi a all’inizio del 1700 diventerà Principato (XIII – XIX secolo).<br />
Sulla collina accanto al centro abitato vi sono le tracce di un insediamento distrutto dai Saraceni nel 1481, rimangono i resti di una torre di avvistamento e difesa e una cripta basiliana scavata nella roccia.<br />
Grazie all’abbondanza di acqua lo sviluppo agricolo fu favorito e prova ne sono il gran numero di frantoi ipogei che sono scavati nel sottosuolo del centro e che sicuramente portavano lavoro e ricchezza agli abitanti, l’olio lampante (che era il grande mercato) veniva portato al porto di Gallipoli e da li verso tutta l’Europa.<br />
C’è un’associazione che si chiama Fiori di Pietra che organizza visite guidate nei “trappiti” (i frantoi ipogei)<br />
Nei vicoli le case erano soprattutto “a corte”: gruppi di abitazioni che si affacciavano su uno spazio comune centrale, era questo lo spazio in cui si svolgevano sia la vita sociale che le attività quotidiane e dove sempre era presente una grande “pila” in pietra.<br />
Tanti i palazzi con grandi portali in pietra, archi con logge intagliate, balconi con balaustre moresche finemente lavorate, facciate imponenti, che trasmettono un’impressione di solidità e ricchezza. Ricordo tra tutti il Palazzo Ducale in Piazza del Popolo, dove si può visitare il Museo della Civiltà Contadina e Palazzo Villani.<br />
La Chiesa madre è particolare, la facciata è stata rimaneggiata più volte ed è decisamente barocca.<br />
La Chiesa di Sant’Andrea, semplice ma con un che di elegante<br />
La Cripta di San Mauro benché desolatamente diroccata mostra tracce di affreschi del 1200.<br />
Il Convento di S. Giovanni Battista e la Chiesa del Carmine dove c’è un altare barocco scolpito in pietra.<br />
Infine una leggenda: gli abitanti di Presicce sono detti Mascarani (mascherati) perché una notte di carnevale del XVIII secolo un uomo mascherato sparò un colpo e uccise il Principe che si era affacciato alla finestra del Castello, forse a causa dello jus primae noctis allora in vigore o forse a causa dello sfruttamento ai danni dei lavoratori, tanto è che come conseguenza di questo atto il principato venne venduto a un’altra famiglia la quale introdusse una riforma agricola che prevedeva la distribuzione dei terreni ai contadini in enfiteusi e la costruzione di una serie di frantoi.</p>
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		<title>Ruffano</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:17:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; IN GIRO PER LA CITTÁ “ O del villaggio mio colli ridenti / sparsi d’ulivi scintillanti al sole / o d’aria pura libere correnti / profumate di timo e di viole / o boschetti dai verdi allacciamenti / dove l’augelli intessono carole / come sono dolci i vostri allettamenti / come sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Ruffano.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
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<p>IN GIRO PER LA CITTÁ<br />
<em>“ O del villaggio mio colli ridenti / sparsi d’ulivi scintillanti al sole / o d’aria pura libere correnti / profumate di timo e di viole / o boschetti dai verdi allacciamenti / dove l’augelli intessono carole / come sono dolci i vostri allettamenti / come sono dolci le vostre parole!.”</em><br />
Con questi versi, tratti dalla lirica “Fra i campi”, Carmelo Arnisi, poeta ruffanese vissuto fra Ottocento e Novecento, si rivolge a Ruffano e ai suoi “colli ridenti”, cioè quella dolce collinetta su cui sorge questo incantevole borgo salentino.<br />
Proprio questa sua posizione geografica è rappresentata nello stemma civico della città, che raffigura tre montagne, con una fiamma che esce da quella centrale, su cui campeggia una lettera “R” maiuscola, coronata. La lettera R è evidentemente l’iniziale del nome del paese, mentre i tre monti rappresentano i pur modesti rilievi su cui sorge Ruffano. Il paesaggio di Ruffano è tra i più suggestivi del Salento, e infatti nel 1711 Mons. De Rossi, vescovo di Ugento, in occasione di una visita pastorale, scrisse: “Amenissima terra di Ruffano! È cara per le sue fiorite colline, per la bellezza dell’aria, per l’abbondanza dei cereali e dei frutti, per l’antichità della sua origine.” E la sua origine, come per la maggior parte dei nostri comuni, è sospesa tra storia e leggenda. Lo stesso Mons. De Rossi pone la fondazione del paese in epoca romana ad opera di un centurione di nome Ruffo, al quale sarebbe stato assegnato questo casale in premio, come ricompensa per l’eroico coraggio dimostrato in battaglia, dopo la caduta del Salento sotto la dominazione romana. Ma questa versione non ha alcun fondamento storico poiché non è suffragata da documenti scritti. Altri studiosi fanno risalire il nome Ruffano alla famiglia Ruffo o Ruffa, che avrebbe ottenuto in feudo il casale agli inizi del 1300, per poi cederlo alla famiglia Antoglietta; ma anche questa ricostruzione storica è priva di fondamento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mons. Giuseppe Ruotolo, vescovo di Ugento, in uno scritto del 1952, fa risalire il nome Ruffano alla voce italica “rufus” o “rubus”, o, più probabilmente, al latino “rubis”, poiché questo luogo era pieno di rovi e di frutti. La fiamma, che nello stemma civico si alza dalla montagna centrale, è simbolo di purificazione e quindi di amore, secondo una iconografia consueta in araldica. Come spiega Aldo de Bernart, nella sua opera “Pagine di storia ruffanese” del 1965, caduta Roma, il Salento subì le invasioni barbariche e fu saccheggiato ad opera dei Saraceni, le cui distruzioni furono contrastate, a Ruffano, dall’opera degli umili monaci Basiliani, che si stabilirono in quasi tutto il Salento scappando alle persecuzioni avviate dal terribile Imperatore Leone III Isaurico, in seguito alle lotte iconoclaste nell’VIII secolo. Scrive Aldo de Bernart: “Ruffano, rimasta fino al 1040 sotto la dominazione bizantina, passò poi ai Normanni e dai Normanni, nel 1194, agli Svevi, contro il cui Imperatore, Federico II, Ruffano, insieme agli altri casali del Salento, si ribellò, ma venne saccheggiata dai saraceni di Lucera, spediti da Manfredi a punire il Salento per la sua ribellione. … Sotto gli angioini troviamo infeudato il casale a Guglielmo de Sectays. Nel 1272 a Tommaso de Aquino. Nel 1273 a Berardo Girardi, signore di Ruffano e Vanze. Nel 1274 ancora a Guglielmo de Sectays, poi a Bernardo de Massafra, ad Adinulfo d’Aquino e nel 1293 Carlo II D’Angiò cede al figlio Filippo, col titolo di principe, i feudi di Adinulfo d’Aquino, reo di fellonia, consistenti nella baronia di Ugento, i casali di Ruffano, Ortensano, Mutinato, Alliano, Gallano e S.Benedetto”. Dalla famiglia Ruffo, il feudo, nel 1400, passò a Guglielmo dell’Antoglietta, che riedificò il casale. Successivamente, il passò ai del Balzo, poi ai Colonna, ai Delli Falconi di Nardò e ai Filomarino. Nel Seicento, il feudo passò a Rinaldo Brancaccio che, nel 1626, edificò il Castello; nel Settecento, ai Ferrante e, infine, ai Leuzzi.</p>
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<p>Fra i monumenti più rappresentativi di Ruffano, si possono ammirare: la Matrice “Beata Maria Vergine”, la Chiesa del Carmine con la sua cripta basiliana, la Chiesa della Madonna del Buon Consiglio, il Castello Brancaccio, la Chiesa di San Francesco con l’annesso Convento dei Cappuccini, e i palazzi gentilizi, come Palazzo Pizzolante e Palazzo Licci; nella frazione Torrepaduli &#8211; così chiamata per la presenza, in passato, di alcune torri di difesa, oggi non più esistenti, e per il territorio paludoso, che si estende in una vallata sottoposta rispetto a Ruffano -troviamo il Santuario di San Rocco dove, dal 15 al 16 agosto, in occasione della festa di San Rocco, si svolge la famosissima Danza delle spade.</p>
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		<title>Leuca Piccola &#8211; Barbarano del Capo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:16:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Leuca-Piccola.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LEUCA PICCOLA  &#8211; sull&#8217;antica strada dei pellegrini</strong></p>
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<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Proprio per venire incontro ai fedeli, che per fare una visita alla Madonna camminavano per giorni, don Annibale Francesco Capace, barone di Barbarano tra il 1685 e il 1709, fece costruire nella periferia a sud della cittadina, sull’antica strada che da Lecce portava al Santuario di Santa Maria di Leuca, il complesso con  la chiesetta  di S. Maria di Leuca del Belvedere, nota anche tra le popolazioni del luogo con il nome di Leuca Piccola. Tale struttura, era un complesso polifunzionale in quanto era dotata non solo di ambienti religiosi e di culto ma anche di aree destinate, un tempo, al riposo e al ristoro dei pellegrini e degli animali, permettendo così ai fedeli di riprendere il pellegrinaggio ben riposati il giorno dopo. Infatti all’ingresso dei sotterranei una lastra di pietra recita così:</p>
<p>&nbsp;<br />
<em>“Don Annibale Capece or mi feconda</em><br />
<em> Se un tempo sviscerar fece il mio seno;</em><br />
<em> entra qui, dunque,e ti trattenga almeno</em><br />
<em> l’ombra, il fresco, la mensa, il vino e l’onda.”</em></p>
<p>&nbsp;<br />
Una curiosità che vale la pena i far conoscere ai turisti e che conferma la saggezza dei nostri avi, è data dal fatto che, secondo gli anziani del paese, un tempo sul fronte del locale adibito a locanda vi era una lastra di pietra leccese con incise le 10 P: parole poco pensate portano pena perciò prima pensare poi parlare.</p>
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		<title>Otranto</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:14:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; La torre del serpente. Tra leggenda e realtà di Valentina Vantaggiato Se ci si reca ad Otranto per una visita, è facile vedere su una piccola collina a Sud, guardando un po&#8217; più in là del nostro naso, una torre. Il suo nome è &#8220;Torre del Serpente&#8221;. Gli otrantini hanno voluto fare [...]]]></description>
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<p><strong>La torre del serpente. Tra leggenda e realtà</strong><br />
<strong> di Valentina Vantaggiato</strong><br />
Se ci si reca ad Otranto per una visita, è facile vedere su una piccola collina a Sud, guardando un po&#8217; più in là del nostro naso, una torre. Il suo nome è &#8220;Torre del Serpente&#8221;. Gli otrantini hanno voluto fare di questa costruzione un po&#8217; ammaccata il loro simbolo e ne hanno ripreso l&#8217;effige anche nello stemma cittadino.<br />
In merito a questa struttura che si affaccia sul mare Adriatico sono nati dei miti che sono stati poi tramandati di generazione in generazione, da padre in figlio, da nonno a nipote. Ragion per cui, tali leggende, hanno creato intorno alla torre un velato mistero e un fascino avvolgente che colpirebbero chiunque.<br />
Il prof. Antonio Corchia ha raccolto numerose testimonianze di questi racconti in bilico fra realtà e leggenda e si è espresso così: &#8220;E&#8217; ormai assicurato che le leggende non abbiano avuto origine comune, ma siano sorte presso tutte le genti, le quali, incolte o civili, son dotate naturalmente di una certa facoltà inventiva di tali componimenti&#8221;. Certamente alla base di queste dicerie esistono degli elementi storici accertati, poi la gente ha un po&#8217; &#8220;infiocchettato&#8221; gli eventi, ha fatto qualche ritocchino qua e là, molta immaginazione e via, il gioco è fatto, il mito prende vita resistendo alle burrasche del tempo.<br />
Nel periodo romano, sull&#8217;altura che ospita la torre si trovava un faro che segnalava la rotta ai naviganti. La costa rappresentava spesso un pericolo per chi solcava i mari e le tempeste, con le sue onde arrabbiate, non aiutavano. Alcune vedette sorvegliavano il sito e si assicuravano che la luce fosse sempre accesa. Fu proprio allora che nacque la leggenda più accreditata e più nota. Durante la notte, mentre i soldati si concedevano un po&#8217; di riposo e cadevano in un sonno profondo, un serpente saliva puntualmente dalla scogliera e strisciava lungo le pareti della torre. Giunto alla sua estremità, beveva tutto l&#8217;olio della grande lanterna privandola del prezioso liquido che la teneva accesa. Il fanale smetteva di emanare la sua luce vitale e il serpe, contento e sazio, poteva ritornare al mare.<br />
Si narra, altresì, che prima del 1480, anno in cui i Turchi saccheggiarono Otranto e uccisero gli Ottocento, questo popolo venuto da Oriente navigò lungo le coste adriatiche in cerca di bottino. Fortunatamente anche quella notte il serpente fece visita alla torre e bevve il suo olio. Il faro si spense e gli Ottomani, non avendo alcun punto di riferimento per poter sbarcare, andarono oltre e saccheggiarono la vicina Brindisi. Otranto, in quella occasione, fu salvata dal serpe ed è anche per tale ragione che gli otrantini lo hanno fortemente voluto nel loro araldo.<br />
Secondo alcuni studiosi il nome dato alla torre sarebbe improprio. Sarebbe più esatto chiamarla &#8220;Torre dell&#8217;Idro&#8221;, dal nome della collina sulla quale si erge.<br />
Il sito in questione è stato restaurato alcuni anni fa grazie alla forte volontà di alcuni otrantini, i quali hanno sempre amato il loro emblema. Ogni singola pietra ne sostiene un&#8217;altra, creando una sinergia travolgente. Ciascun sasso nasconde un brandello di ciò che fu e custodisce gelosamente il passato e l&#8217;inesorabile scorrere del tempo.<br />
La &#8220;nostra&#8221; torre ha visto molte estati e tanti inverni, ma soprattutto è stata testimone della storia. Ha visto navi nemiche e amiche, ha visto mercanti veneziani con le imbarcazioni cariche di sete e spezie provenienti dall&#8217;Oriente. Ha visto la crudeltà dei pirati, ha visto un mare verde e cristallino. Ha visto ottocento uomini morire per non rinnegare il loro credo religioso e se stessi. Ha visto la natura e i suoi miracoli. Ha visto le lacrime amare dei pescatori che rientravano senza aver pescato nulla, consapevoli del fatto che non avrebbero potuto sfamare i loro figli. Ha visto burrasche e bonacce, ha visto albe e tramonti. Ha sentito il vento freddo del Nord penetrare fra le sue fessure e ha apprezzato la brezza leggera della primavera. Ha visto etnie diverse convergere in un solo punto. Ha visto sulla linea dell&#8217;orizzonte le montagne della vicina, eppur così lontana, Albania. Ha visto il progresso avanzare inesorabile. Ha visto e ha sentito tante cose, ma è stata sempre lì, fiera e immobile, davanti al suo destino.</p>
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<p>Capita di sentirsi affascinato da luoghi verso i quali senti un’attrazione inspiegabile.<br />
Possono non essere posti di particolare interesse, potrebbe trattarsi di vicoletti antichi e anonimi con case a corte, chiesette spoglie, stradine col basolo di selce, pustali di cisterne, piccoli larghi, pile e tutto ciò che generalmente si considera di poco valore.<br />
Non saprei dire se si tratti solo di un’attrazione per la ruralità oppure se sia una mia predilezione verso la semplicità e la genuinità del mondo contadino ma certamente sono stato influenzato dalla convinzione che in queste umili borgate si celasse la storia delle mie origini familiari. Cosa questa che qualche anno fa ho potuto confermare.</p>
<p>Ogni centro antico nel suo borgo nasconde questi pezzi di storia ma in particolare quello di Otranto mi seduce più di altri. Molte volte ho scrutato nel borgo idruntino i pregevoli intarsi barocchi delle case, gli stemmi delle nobiltà locali e, in particolare, le epigrafi urbane che furono tanto in voga tra il ‘600 e il ‘700. Queste iscrizioni riportano motti ripresi dalla saggezza popolare, aforismi dei poeti classici ma più spesso, e specialmente nelle chiese, ricordano eventi locali di straordinaria importanza storica. Sono proprio i contenuti di queste epigrafi a porre dei tasselli importanti ed utili alla ricostruzione della microstoria locale.</p>
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<p>La chiesa di San Pietro in Otranto è una splendida testimonianza del VII sec. d.C. e qui un’epigrafe posta sul lato destro della gradinata, che propongo tradotta, riporta inciso nella lastra di pietra leccese: Qui Pietro predicò per la prima volta Cristo agli occidentali. La straordinarietà di quest’affermazione, nostro malgrado non pienamente confermata da fonti documentarie certe, porta il Salento a fregiarsi del titolo di primate della cristianità ma ad oggi essa è considerata solo una leggenda locale. Tuttavia il suo racconto rappresenta un elemento caratteristico dell’identità storica di questo paese e forte di questo pensiero, forse anche un po’ partigiano, mi misi a cercarne il testo che con gran fortuna era inserito in una raccolta napoletana dell’Ottocento col titolo “Il vecchio di Otranto”.<br />
Narra la leggenda che nell’anno 46 d.C. si celebrava di mattina in Otranto una festività pagana. Era tipico in queste occasioni vedere la gente saltare sopra i fuochi accesi per tutta la città. Uno di questi incendiò un edificio e le fiamme, con l’aiuto del vento, si propagarono in tutta Otranto cosicché la festa si trasformò in tragedia. La gente scappava e per le strade si udivano i vagiti dei neonati, le strida delle donne, il lamento dei vecchi e dei malati, i versi degli animali spaventati dal fuoco. Ovunque le fiamme seminavano morte e distruzione. Dall’approdo marittimo si vide avanzare verso la città un vecchio dall’aspetto sereno e venerando con la testa calva. I suoi modi erano onesti e sicuri e tutti quelli che lo incrociavano gli suggerivano di fuggire ma non dava ascolto e procedeva dritto verso le fiamme. Molti incuriositi dal suo procedere lo seguirono e giunto nel punto in cui l’incendio mostrava la sua più forte intensità, alzò le mani al cielo e con tono imperioso ordinò al fuoco di fermarsi. L’incendio cessò e la popolazione, visto il miracolo, urlò di gioia inneggiando al nome di Giove ed altre divinità. Il vecchio a tali acclamazioni rispose: non sono un Iddio dei falsi e dei bugiardi che voi adorate, o miei figli, ma bensì un semplice mortale, servo e seguace dell’unico e vero Dio che discese sulla terra a vestirsi delle nostre miserie, e a patire tali travagli, a petto dei quali ogni altra pensa è nulla. In nome di questo Dio ho in oggi io umile suo servo, e indegno peccatore comandato al fuoco ed operata la vostra salvezza. Possa Egli estendere la sua misericordia fino alle anime vostre, ed improntarle al suggello di Gesù Cristo. Quando gli astanti capirono che era un cristiano uno di essi gli chiese chi fosse e allora il vecchio rispose che veniva dalla Giudea e fu pescatore sino a quando, un bel giorno, passò li appresso Gesù e lo chiamò dicendogli vieni voglio farti pescatore di uomini, e lui lo seguì. Gli otrantini essendo pagani non sapevano chi fosse Gesù e così Pietro parlò a quella gente della Venuta, della Passione e della Resurrezione di Cristo. Malgrado fosse notte fonda tutti continuavano a  pendere dalle labbra di Pietro ed egli continuò a parlare sin quando non furono tutti convertiti. La popolazione chiese allora di essere battezzata e così fu fatto il mattino del giorno seguente. San Pietro, nel luogo dove convertì e battezzò il popolo di Otranto, costruì inizialmente un altare e celebrò messa poi qui stesso si edificò una cappella a memoria della venuta dell’Apostolo. Da quel momento Otranto divenne una città cristiana.<br />
Il contenuto della leggenda è un chiaro riferimento ai viaggi petrini e cioè ai viaggi che l’Apostolo compì per portarsi a Roma ma se volgo lo sguardo al mare e penso alla storia narrata non mi è più necessario conoscere le verità celate nel racconto. Nello splendido azzurro otrantino ora non c’è più il vecchio Santo ma ci sono gli immigrati che sino a qualche anno fa su questi lidi trovarono un porto sicuro. L’accoglienza salentina di quei giorni è sempre la stessa da secoli, come per gli albanesi così per San Pietro, e vedo ancora in questo mare la famosa porta d’Oriente che non generò il razzismo di oggi ma la fonte viva e inesauribile della cultura alla quale la civiltà del nostro Salento è stata ammaestrata. Volgo allora lo sguardo verso sud, in direzione di quel mare di Lampedusa che guarda alla Libia come noi all’Albania e alla Grecia, e penso: quando arriveranno?<br />
Il testo della leggenda è tratto da:<br />
T.A. DE FELICI, Leggende e Tradizioni Patrie, Vol. I –  Stab. Tip. N. Porcelli, Napoli 1855.</p>
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<p>Otranto, piccola perla del mare di Puglia, è uno dei centri principali della costa adriatica ed è chiamata anche porta d&#8217;oriente per la vicinanza alle coste albanesi.<br />
Da Punta Palascia, Valona dista solo un&#8217;ottantina di chilometri, fatto che, negli anni scorsi, ha reso il Canale di Otranto una specie di autostrada per i famigerati scafisti albanesi. Ma la vivacità di questi luoghi ha radici antiche. Il ruolo di porto nei commerci tra Lecce con Tiro e Alessandria ha forgiato in maniera profonda il carattere e il profilo architettonico di questa cittadina, che conta poco più di cinquemila abitanti, e ai turisti schiude stradine lastricate di pietra chiara, terrazze a strapiombo sul mare, scorci d&#8217;azzurro tra case bianche e balconi fioriti, un imponente castello aragonese e una splendida cattedrale in stile romanico pugliese.<br />
Quattro passi portano a scoprire anche il ricco artigianato, fatto di pizzi e merletti a tombolo, che guarniscono indumenti e biancheria per la casa: se ne trovano di bellissimi a L&#8217;Ago del Ricamo, in corso Garibaldi 41. E di originali oggetti in ceramica, come quelli di Art&#8217;è, in via Lungomare Terra d&#8217;Otranto 17. Quando è l&#8217;appetito a farsi sentire, ci si può accomodare Da Sergio, un ristorante-istituzione in pieno centro, la cui cucina propone pesce fresco pescato in loco o da Acmet Pascià, con una bella terrazza sul mare, il posto giusto per gustare carpaccio di pesce spada e bavette ai ricci. Perlustrando la costa da nord a sud, non sfugge la sequenza delle antiche torri di guardia, edifici suggestivi e drammatici insieme, costruiti in modo tale che, da uno all&#8217;altro, si potessero segnalare avvistamenti sospetti con il fuoco. E poi ci sono le spiagge, le baie, le località da sogno, come Alimini, con i laghi d&#8217;acqua dolce e salata, Frassanito; Porto Badisco, che avrebbe visto l&#8217;approdo di Enea; Santa Cesarea Terme, che, nelle architetture, porta evidenti le influenze orientali. Castro con i ghirigori calcarei della sua grotta, la Zinzulusa. Arrivando così alla &#8220;fine della terra&#8221;, al Capo di Santa Maria di Leuca. Oltre il quale è solo mare aperto, solo Mediterraneo, solo blu.<br />
Autore: Maurizia Ghisoni</p>
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		<title>Lecce</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:12:17 +0000</pubDate>
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<p>Già centro messapico e florido municipium romano, conobbe la sua età dell&#8217;oro fra il cinquecento e il seicento quando, come dominio della Corona d&#8217;Aragona e parte del viceregno di Napoli, passò nelle mani dell&#8217;Imperatore Carlo V. Questi, attraverso una serie di circostanze fortuite della storia, ma anche di attente politiche matrimoniali dei suoi predecessori, fu a capo di uno degli imperi più vasti della storia, sul quale, si diceva, non tramontava mai il sole (abbracciando le Americhe e l&#8217;Europa), avendo ereditato i possedimenti degli Asburgo, della Corona di Castiglia, d&#8217;Aragona e di Borgogna.</p>
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<p>In Piazza Sant&#8217;Oronzo, cuore della vita cittadina, occhio al bell&#8217;anfiteatro romano del secondo secolo d.C., scoperto solo all&#8217;inizio del novecento, utilizzato ancor&#8217;oggi per eventi e spettacoli. Particolarmente fastoso è il tardocinquecentesco Palazzo del Sedile, sede del potere comunale che costituisce una bella prospettiva insieme alla coeva chiesa di Santa Maria delle Grazie. Veglia dall&#8217;alto la statua settecentesca del Santo Patrono, adagiata su una colonna di spoglio proveniente da Brindisi: è una delle colonne che segnalavano la fine dell&#8217;Appia, infatti, e fu donata dai Brindisini al Santo leccese, in occasione di una miracolosa protezione dalla peste che funestò il Salento nella metà del seicento.<br />
Lecce è oggi il centro principale del Salento &#8211; tacco d&#8217;Italia, separato geologicamente dal resto della Puglia dalla così detta soglia messapica &#8211; che corrisponde alla regione storica della Terra d&#8217;Otranto, dal nome del centro salentino a lungo più influente della zona. Il Salento si presenta come un&#8217;area culturalmente differente dal resto della Puglia, come attesta il dialetto locale, nettamente differente dal barese, ad esempio, e molto più vicino fonosintaticamente al calabrese o al siciliano, per via dell&#8217;influenza linguistica lasciata dai Messapi, che si stanziarono proprio qui e che differivano sia dai Peucezi che dagli Iapigi, diffusi nel resto della Puglia.<br />
Una serie di ispirati architetti, un vescovo mecenate, ed una particolare pietra locale, sono gli ingredienti speciali che stanno alla base della fortuna del Barocco Leccese, diffusosi, poi, in tutto il Salento. Si tratta di una effervescente ed esuberante interpretazione del barocco, con richiami al gusto spagnolo plateresco della corte, a base di putti danzanti, festoni floreali, animali dal nobile piumaggio, colonne tortili e cornucopie, dalla splendida monocromia regalata dalla pietra leccese giallo oro, come il sole del Salento; si tratta di una roccia calcarea, purtroppo molto sensibile agli agenti atmosferici. Sotto l&#8217;impulso del vescovo Luigi Pappacoda si è dispiegato il genio di artisti come Gabriele Riccardi, Antonio e Giuseppe Zimbalo, Cesare Penna, Giuseppe Cino, Mauro ed Emanuele Manieri, questi ultimi in un secondo periodo.<br />
Tutta la città si caratterizza per questa cifra comune: occhio al capolavoro del barocco leccese, Santa Croce e all&#8217;attiguo convento dei Celestini.<br />
Belle porte urbiche: Porta Napoli, costruita da Gian Giacomo dell&#8217;Acaja, importantissimo architetto militare, in onore di Carlo V nel 1548, ad un fornice e con aquila asburgica. Su Porta Rudiae vegliano i protettori di Lecce Oronzo, Irene e Domenico e si appoggiano i busti dei mitici fondatori della città Mallenio, Dauno Euippa e Licio Idomeneo: felice incontro fra cristianità e paganesimo.<br />
Superba prospettiva, di piazza chiusa ad unico ingresso, quella del Duomo, con affianco il Palazzo Vescovile, dallo scenografico loggiato, ed il Seminario, dal severo bugnato (decorazione a base di mattoni sporgenti).<br />
Quinto Ennio, uno dei padri della letteratura latina e autore degli Annales, nacque nella vicina Rudiae.<br />
Tra i leccesi da ricordare: gli umanisti e letterati rinascimentali Fra Roberto Caracciolo e Scipione Ammirato; Regina Bianchi, grande attrice di teatro napoletano con Viviani e De Filippo.<br />
Rinomato artigianato leccese è quello della cartapesta, che si sviluppa nel settecento soprattutto negli arredi sacri. Maestro della tradizione fu Antonio Malecore.<br />
Nel Salento è molto diffusa la carne di cavallo, stufata o brasata col pomodoro, i pezzetti, e le lumache di terra, preparate in vari modi, le municedde; gustosi dolci leccesi: il pasticciotto e i fruttoni.</p>
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		<title>Storia del Salento</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 10:10:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Scarica PDF) &#160; Il Salento, noto anche come penisola salentina o Tacco d&#8217;Italia, è costituito dalla parte meridionale della Puglia. Da un punto di vista strettamente geografico, il Salento, è separato dal resto della Puglia da un triangolo ideale i cui vertici sono: Taranto, nell&#8217;omonima provincia; Pilone, nel territorio di Ostuni in provincia di Brindisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/06/Il-Salento.pdf" target="_blank">(Scarica PDF)</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il Salento, noto anche come penisola salentina o Tacco d&#8217;Italia, è costituito dalla parte meridionale della Puglia. Da un punto di vista strettamente geografico, il Salento, è separato dal resto della Puglia da un triangolo ideale i cui vertici sono: Taranto, nell&#8217;omonima provincia; Pilone, nel territorio di Ostuni in provincia di Brindisi e Santa Maria di Leuca, in provincia di Lecce. Ecco spiegato perchè il Salento viene anche apostrofato come &#8220;una terra tra due mari&#8221; (lo Ionio occidentale e l&#8217;Adriatico meridionale).<br />
La storia del Salento ha inizio attorno al V secolo A.C. e furono i Messapi i primi ad abitare in questa terra. Il Salento è stato per millenni al centro della civiltà mediterranea, luogo di transito di diverse civiltà, ponte tra Oriente ed Occidente. Ecco perché il Salento è terra di misteri, di isole linguistiche (il griko), di commistioni di razze e culture.<br />
Chi viene a trascorrere le vacanze nel Salento, ne resta fortemente emozionato: dettagli di architettura spontanea e popolare, lunghe ed interminabili spiagge, mare limpido e trasparente, calette bellissime, un elegante Barocco, il ritmo ossessivo della Pizzica e poi ancora eventi, tradizioni, grotte, dolmen, menhir, masserie fortificate, muretti a secco, pajare (trulli a cono tronco), un mosaico di forme e colori&#8230; tutto questo è molto di più è il Salento.</p>
<p>&nbsp;<br />
<em>&#8220;Da Galatina a Lecce fu come una corsa a perdifiato attraverso un Salento giallo come il sole: un paesaggio piatto e appena ondulante, campagne pietrose quadrettate di muretti di sasso, ulivi, fichi, masserie cubiche dai muri tinti di un intonaco bianchissimo, e sentivi un odore forte di pecora mescolarsi nell&#8217;aria sottile all&#8217;odore crasso e giallo di tufo.</em><br />
<em> La terra salentina ci si squadernava dinanzi in tutta la sua ampiezza, e restava immobile, quasi coricata sotto la luce fulgente. E la ascoltammo parlare. Fra qualche ora avremmo dovuto lasciarla.</em><br />
<em> Facemmo un ultimo giro. Se non ce ne andavamo ora, allora saremmo rimasti per sempre; avremmo voltato le spalle a ogni cosa.</em><br />
<em> Salento, ci sei rimasto nel cuore”.</em></p>
<p>&nbsp;<br />
<em> Monica</em></p>
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		<title>Kikonot Project</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:42:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scarica la Locandina Kikonot Kikonot è un progetto autofinanziato partito nel febbraio 2009 e registrato il 23 aprile 2009. Kikonot Project è localizzato nel distretto di West Pokot, località Tamugh, a 500 Km da Nairobi, la capitale del Kenia. La parola “kikonot”, che nella lingua del luogo significa SPERANZA, evidenzia il desiderio di potenziare le risorse, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-100" title="amahoro" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/amahoro.png" alt="" width="299" height="118" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-101" title="kikonot" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/kikonot.png" alt="" width="464" height="61" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-102" title="kikonot2" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/kikonot2.png" alt="" width="80" height="76" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Scarica la <a href="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/Locandina_Kikonot.pdf" target="_blank">Locandina Kikonot</a></strong></p>
<p>Kikonot è un progetto autofinanziato partito nel febbraio 2009 e registrato il 23 aprile 2009. Kikonot Project è localizzato nel distretto di West Pokot, località Tamugh, a 500 Km da Nairobi, la capitale del Kenia.<br />
La parola “kikonot”, che nella lingua del luogo significa SPERANZA, evidenzia il desiderio di potenziare le risorse, le conoscenze e l’abilità della comunità locale che potranno portare all’autosufficienza. I veri protagonisti del Kikonot Project sono i membri della comunità locale che, dall’interno, controlla e valuta il raggiungimento degli obiettivi.<br />
Attività principali del Kikonot Self-Help Project:</p>
<ul>
<li>Generare nuove competenze nel guidare i progressi nell’acquisizione di abilità, lavorando nella direzione dell’autosufficienza per ognuna dell’iniziativa sostenute dal progetto;</li>
<li>Mobilizzare risorse per comprare sementi adatte all’ambiente;</li>
<li>Suscitare maggiore consapevolezza della minaccia di HIV/AIDS;</li>
<li>Suscitare maggiore coscienza riguardo alla salvaguardia ambientale;</li>
<li>Miglioramento delle poche strutture scolastiche della regione;</li>
<li>Sponsorizzare l’educazione e difesa dei bambini orfani, disabili e quelli considerati i più poveri tra i poveri della comunità;</li>
<li>Iniziative di riconciliazione e pace.</li>
</ul>
<p>Al momento Kikonot SHP promuove la costruzione di una diga nel distretto di Pokot, frazione di Sook, località Tamugh.<br />
L’area è tra le più disagiate del distretto di West Pokot. La regione conta all’incirca 15000 abitanti, il 98% dei quali vive in assoluta povertà. In questa regione c’è un forte abbandono scolastico con la conseguenza di un analfabetismo pari all’85% della popolazione. Il numero dei matrimoni contratti in giovane età per ragazzi e ragazze sono molto elevate a causa del limitato progresso educativo dovuto all’incapacità di pagare le tasse scolastiche. Il livello di povertà è preoccupante perché quest’area si trova nelle zone aride e semiaride. L’acqua è un grave problema anche per la coltivazione. La fame in molte famiglie è la regola; lo standard di vita è estremamente basso.<br />
La siccità nel West Pokot, impedendo la coltivazione e l’allevamento di bestiame, blocca lo sviluppo della regione. L’assenza di acqua potabile, insieme alla mancanza di cibo, porta ad un rischio elevatissimo per la salute di tutta la comunità. Frequente è il dilagare di malattie.<br />
Tradizionalmente l’economia di Pokot è basata sull’allevamento del bestiame come capre, pecore, asini, cammelli e bovini. Il bestiame è parte fondamentale della loro vita: come dote per il matrimonio, a compensazione di un crimine, per pagare l’educazione dei figli e come dono durante le feste. Le inaffidabili fonti d’acqua, fanno morire di sete e fame gli animali di conseguenza l’economia ne è minacciata.<br />
Lo scopo principale di questo progetto è migliorare il benessere socio-economico della comunità, provvedendo ad un integrato progetto acqua. Ciò si farà costruendo una struttura in calcestruzzo sul corso d’acqua, che permetterà all’acqua di scorrere durante la stagione delle piogge, per poi essere raccolta e utilizzata.<br />
Nella regione di Tamugh esistono un corso d’acqua principale ed altri cinque più piccoli. Il progetto richiede finanziamenti per l’acquisto di materiali, che consentano alle popolazioni locali di essere autosufficienti, avendo disponibilità di acqua senza dover percorre distanze lunghissime.<br />
La costruzione di questa diga servirà un minimo di 13000 persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Riepilogando gli obiettivi sono:</p>
<ul>
<li>Fornire acqua potabile alle famiglie residenti;</li>
<li>Fornire acqua per l’irrigazione, per l’incremento della produzione di cibo, il consumo e la vendita;</li>
<li>Assicurare acqua per gli animali delle comunità nomadi, importante per la loro sopravvivenza;</li>
<li>Permettere alle popolazioni di coltivare i terreni intorno alle proprie abitazioni, ciò fornirà più cibo e ridurrà la frequente fame;</li>
<li>Permettere di identificare, selezionare e trainare alcuni membri della comunità locale a riscuotere il costo, salvaguardare e mantenere attiva la diga;</li>
<li>Migliorare le condizioni generali di vita e gli standard di salute nel lungo periodo di siccità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Beneficiari di questo progetto saranno quindi le popolazioni di Pokot, diffuse in circa 30 villaggi nella regione di Tamugh e nei dintorni.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-109" title="kikonot3" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/kikonot3.png" alt="" width="550" height="563" /></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.terramaris.net/amahoro/kikonot-project/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Corso di Ceramica</title>
		<link>http://www.terramaris.net/servizi/corso-di-ceramica</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/servizi/corso-di-ceramica#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:32:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Servizi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=92</guid>
		<description><![CDATA[Corso intensivo di 8 ore nella Bottega BRANCA, situata nel centro di Tricase. Nella prima parte del corso si terrà l&#8217; intrattenimento di circa 4 ore per conoscere sommariamente il mestiere di far ceramica: accoglienza presso la Bottega con la presentazione di alcuni oggetti della tradizione popolare salentina. dimostrazione della lavorazione al tornio con insegnamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso intensivo di 8 ore nella <em><strong>Bottega BRANCA</strong></em>, situata nel centro di Tricase.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-95" title="branca2" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/branca2.png" alt="" width="210" height="157" /></p>
<p>Nella prima parte del corso si terrà l&#8217; intrattenimento di circa 4 ore per conoscere sommariamente il mestiere di far ceramica:</p>
<ul>
<li>accoglienza presso la Bottega con la presentazione di alcuni oggetti della tradizione popolare salentina.</li>
<li>dimostrazione della lavorazione al tornio con insegnamento dei primi rudimenti della tecnica di tornitura.</li>
<li>costruzione di un vaso contenitore con la tecnica del colombino.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nelle restanti 4 ore dimostrazione della tecnica di decorazione:</p>
<ul>
<li>Smaltatura di alcuni oggetti per la sperimentazione.</li>
<li>decorazione soprasmalto e preparazione della cottura.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il giorno successivo…</strong><br />
Apertura del forno per la consegna dei manufatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;esperienza sarà riportata sul sito internet con immagini fotografiche preventivamente autorizzate nel rispetto della legge sulla privacy.<br />
COSTO   € 45.00/pax  compreso i manufatti personalizzati.<br />
…o semplicemente una visita alla Bottega per passare qualche ora immersa nelle tradizioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per informazioni rivolgersi all’Associazione Terramaris</p>
<ul>
<li>tel. 0833 701712</li>
<li>cell. 3465108088</li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-94" title="branca1" src="http://www.terramaris.net/it/wp-content/uploads/2011/04/branca1.jpg" alt="" width="112" height="116" /></p>
<p>Corsovacanza nel Salento:</p>
<p>Programma:</p>
<ol>
<li>Manipolazione della creta con tecnica del colombino</li>
<li>Esecuzione di maschere e stampi</li>
<li>Esecuzione di oggetti al tornio</li>
<li>Decorazione e Pittura soprasmalto</li>
<li>Incisioni e Rifinitura degli oggetti</li>
<li>Cottura ed escursione</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Sulle Orme di Don Tonino</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/sulle-orme-di-don-tonino</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/sulle-orme-di-don-tonino#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=89</guid>
		<description><![CDATA[L’Associazione Terramaris organizza al meglio la vostra visita ad Alessano, luogo di origine di don Tonino Bello, divenuto costante meta di pellegrinaggio. &#160; Terramaris offre previa prenotazione la giornata “ Sulle Orme di don Tonino Bello”. &#160; L‘offerta comprende i seguenti servizi e un pranzo in una delle strutture sotto elencate a un prezzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Associazione Terramaris organizza al meglio la vostra visita ad Alessano, luogo di origine di don Tonino Bello, divenuto costante meta di pellegrinaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Terramaris offre previa prenotazione la giornata “ Sulle Orme di don Tonino Bello”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L‘offerta comprende i seguenti servizi e un pranzo in una delle strutture sotto elencate a un prezzo di €  21,00 a persona</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>visione di un filmato sulla vita di don Tonino presso l’auditorium parrocchiale;</li>
<li>visita guidata alla città di Alessano, sosta alla “Fondazione don Tonino Bello” situata nella casa dov’è cresciuto don Tonino e momento di riflessione sulla tomba dell’amato vescovo.</li>
<li>Pranzo in uno dei seguenti ristoranti convenzionati con menù base che prevede un primo, un secondo con contorno, frutta fresca di stagione, acqua e ¼ di vino.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Agriturismo-Biomasseria S. Lucia  presenta un’ottima cucina realizzata con prodotti ottenuti con tecniche di agricoltura biologica.</li>
<li>Ristorante pizzeria da Eleonora propone un’ottima cucina, ed è ubicato alle porte del centro storico del paese.</li>
<li>Ristorante Corte dei Borboni dispone di un’ampia sala, ed ampi spazi esterni, cucina di qualità.</li>
<li>Agriturismo Matine offre una cucina che associa alla semplicità, tradizioni popolari di ottima qualità.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’offerta è valida per gruppi di almeno 25 persone.<br />
L&#8217; offerta non comprende:<br />
ingressi e tutto quanto non specificato nella voce &#8220;L&#8217; offerta comprende&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Contrada Rurale</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-vacanze</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-vacanze#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=86</guid>
		<description><![CDATA[Offerta valida dal 15.09.2011 al 20.06.2012 per gruppi di 15 o più partecipanti 7 gg/6 pernotti &#160; L’offerta comprende: Transfer A/R Stazione di Lecce o aeroporto di Brindisi &#8211; albergo di destinazione Soggiorno in Albergo*** in pensione completa Visita guidata a Presicce e percorso sull’olio ( visita ai frantoi, moderno, a pietra e ipogei) Visita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Offerta valida dal 15.09.2011 al 20.06.2012<br />
per gruppi di 15 o più partecipanti<br />
7 gg/6 pernotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’offerta comprende:</strong></p>
<ul>
<li>Transfer A/R Stazione di Lecce o aeroporto di Brindisi &#8211; albergo di destinazione</li>
<li>Soggiorno in  Albergo*** in pensione completa</li>
<li>Visita guidata a Presicce e percorso sull’olio ( visita ai frantoi, moderno, a pietra e ipogei)</li>
<li>Visita guidata alla città fortificata di Otranto</li>
<li>Una giornata nella Contrada Rurale (vecchi mestieri, preparazione del pane e altro, pranzo in  agriturismo)</li>
<li>Visita alla tomba del Vescovo don Tonino Bello</li>
<li>Proiezione DVD sulla vita di don Tonino</li>
<li>Visita guidata ad Alessano</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sono inclusi tutti i transfer per le visite programmate</p>
<p>€      395.00/pax</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217; offerta non comprende:</strong><br />
Tutto quanto non specificato alla voce &#8220;L&#8217; offerta comprende&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-vacanze/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Vacanza per Gruppi</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/vacanza-per-gruppi</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/vacanza-per-gruppi#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:22:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=84</guid>
		<description><![CDATA[Durata di 7 giorni/6 notti con sistemazione in albergo in trattamento di pensione completa. Escluso i periodi 01.07. &#8211; 15.09.2011 &#160; L’offerta comprende: visita guidata alla tomba di don Tonino Bello ad Alessano, alla fondazione e alla pinacoteca visita guidata al Santuario di S. Maria di Leuca visita guidata ai frantoi ipogei di Presicce visita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Durata di 7 giorni/6 notti con sistemazione in albergo in trattamento di pensione completa.<br />
Escluso i periodi 01.07. &#8211;  15.09.2011</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’offerta comprende:</strong></p>
<ul>
<li>visita guidata alla tomba di don Tonino Bello ad Alessano, alla fondazione e alla pinacoteca</li>
<li>visita guidata al Santuario di S. Maria di Leuca</li>
<li>visita guidata ai frantoi ipogei di Presicce</li>
<li>visita guidata alle chiese minori Madonna del Gonfalone di Tricase, le Centopietre e la chiesetta di S.Giovanni di Patù, Madonna del Belvedere (Leuca piccola) e le vore di Barbarano del Capo</li>
<li>degustazione di prodotti tipici della cucina salentina</li>
<li>visita guidata alla città fortificata di Otranto</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni gruppo può  modificare lo schema secondo le propri esigenze.</p>
<ul>
<li>Soggiorno in albergo * * *  a pensione completa per 7 giorni / 6 notti:   €  430,00</li>
<li>Soggiorno in albergo * * * *  a pensione completa per 7 giorni / 6 notti:   € 610,00</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Richiesta si possono organizzare transfert da Brindisi Aeroporto (€ 6,00/Pax) e/o Lecce Stazione (€ 4.50/Pax), visita di musei e/o altro:</p>
<ul>
<li>Vivere una giornata in contrada rurale (vecchi mestieri e cucina tipica) € 25,00/Pax</li>
<li>Equitazione € 15,00/Pax</li>
<li>Escursioni in barca   €  15,00/Pax</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’offerta non comprende:</strong><br />
passaggi aerei, ferroviari, marittimi, costo per ingressi e tutto quanto non specificato alla voce &#8221;L&#8217; offerta comprende&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.terramaris.net/proposte/vacanza-per-gruppi/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Pacchetto Base Giovani</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-giovani</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-giovani#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=81</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;offerta comprende: Attività previste durante la settimana di soggiorno: Escursioni in barca o Uscita in barca con possibilità di Snorkeling guidato Visita alle città di Lecce Visita alla città di Otranto Visita alla tomba del Vescovo don Tonino Bello Proiezione DVD sulla vita di don Tonino Confronto con oratori e associazioni del Salento &#160; Ogni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;offerta comprende:</strong></p>
<p>Attività previste durante la settimana di soggiorno:</p>
<ul>
<li>Escursioni in barca o Uscita in barca con possibilità di Snorkeling guidato</li>
<li>Visita alle città di Lecce</li>
<li>Visita alla città di Otranto</li>
<li>Visita alla tomba del Vescovo don Tonino Bello</li>
<li>Proiezione DVD sulla vita di don Tonino</li>
<li>Confronto con oratori e associazioni del Salento</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ogni gruppo può  modificare lo schema della giornata tipo secondo le propri esigenze.</p>
<ul>
<li>Vivere una giornata in contrada rurale (vecchi mestieri e cucina tipica) € 15,00/Pax</li>
<li>Visite chiese minori (Casaranello, Leuca Piccola, Centopietre, Madonna del Gonfalone) € 18,00/Pax</li>
<li>Equitazione € 15,00/Pax</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L&#8217; offerta non comprende:</strong><br />
passaggi aerei, ferroviari, marittimi, ingressi e tutto quanto non specificato alla voce &#8220;L&#8217;offerta comprende&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le possibilità di alloggio sono:</strong></p>
<ul>
<li>Sistemazione negli oratori parrocchiali in autogestione, oltre ai posti letto sono disponibili anche ampie sale che possono ospitare giovani attrezzati con sacco a pelo</li>
<li>Sistemazione in albergo in pensione completa</li>
<li>Autogestione                                      a partire da                    €         215,00</li>
<li>Albergo / pensione completa             a partire da                    €          390,00</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le partenze e gli arrivi si intendono da Brindisi Aeroporto e/o da Lecce Stazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.terramaris.net/proposte/pacchetto-giovani/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>I Segreti dell&#8217;Olio</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/i-segreti-dellolio</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/i-segreti-dellolio#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:15:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[La nostra terra è ricca di uliveti… Passeggiando in questi luoghi suggestivi possiamo scorgere piante secolari, ammirare la sapienza costruttiva dei tipici rifugi, dei recinti i pietra a secco e possiamo tuffarci nel grasso profumo del frutto appena raccolto. &#160; L’Associazione Terramaris vi offre la possibilità di partecipare alla raccolta delle olive in una contrada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La nostra terra è ricca di uliveti…</strong></em><br />
Passeggiando in questi luoghi suggestivi possiamo scorgere piante secolari, ammirare la sapienza costruttiva dei tipici rifugi, dei recinti i pietra a secco e possiamo tuffarci nel grasso profumo del frutto appena raccolto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L’Associazione Terramaris vi offre la possibilità di partecipare alla raccolta delle olive in una contrada rurale, cimentarsi nella preparazione del pane e nella realizzazione di conserve i un laboratorio didattico appositamente realizzato.<br />
È inoltre possibile seguire la produzione dell’olio visitando frantoi a pietra, moderni frantoi meccanizzati e i suggestivi frantoi ipogei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non solo olio… il nostro territorio offre la possibilità di scoprire antiche e preziose tecniche artigianali con visite in tessiture, falegnamerie e laboratori di ceramica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em><strong>ZONA SOGGIORNO: </strong></em> basso Salento</li>
<li> <em><strong>VALIDITA’ SOGGIORNO: </strong></em> mesi di novembre, dicembre, gennaio e febbraio</li>
<li> <em><strong>QUOTA INDIVIDUALE: </strong></em> per gruppi inferiori a dieci       € 290,00/pax, per gruppi superiori a dieci     € 260,00/pax</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DESCRIZIONE SOGGIORNO:</strong></p>
<ul>
<li>1° giorno: arrivo, sistemazione in agriturismo per gruppi fino a 20 persone e in albergo per gruppi maggiori, pranzo e nel pomeriggio visita ai frantoi ipogei di Presicce, rientro cena e pernottamento.</li>
<li>2° giorno: colazione, dimostrazione e/o partecipazione alla raccolta delle olive in contrada rurale, pranzo in agriturismo e nel pomeriggio laboratorio didattico per la preparazione del pane e delle conserve. Rientro, cena e pernottamento.</li>
<li>3° giorno: visita a frantoi in pietra e meccanici, pranzo e nel pomeriggio visita a laboratori artigianali (tessitura, falegnameria, ceramica). Rientro, cena e pernottamento.</li>
<li>4° giorno: colazione e partenza</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA QUOTA COMPRENDE:</strong> sistemazione in hotel o agriturismo i pensione completa (acqua e vino compresi), trasferimenti da/per Lecce stazione o Brindisi aeroporto, trasferimenti dalle strutture ricettive verso i luoghi di visita, attività in contrada rurale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA QUOTA NON COMPRENDE: </strong>viaggio A/R per Lecce stazione o Brindisi aeroporto. Tutto quanto non previsto alla voce la “quota comprende”.</p>
]]></content:encoded>
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		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Don Tonino Bello</title>
		<link>http://www.terramaris.net/proposte/don-tonino-bello</link>
		<comments>http://www.terramaris.net/proposte/don-tonino-bello#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>terramaris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Proposte]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.terramaris.net/it/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[Terramaris propone la conoscenza del proprio territorio anche attraverso la storia di figure significative come quella di don Tonino Bello, Vescovo di Molfettae nato ad Alessano. &#160; ZONA SOGGIORNO: Alessano VALIDITA’ SOGGIORNO: tutto l’anno esclusi i mesi di luglio e agosto QUOTA INDIVIDUALE: per gruppi inferiori a dieci € 280,00/pax, per gruppi superiori a dieci € [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Terramaris propone la conoscenza del proprio territorio anche attraverso la storia di figure significative come quella di don Tonino Bello, Vescovo di Molfettae nato ad Alessano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><em><strong>ZONA SOGGIORNO:</strong></em> Alessano</li>
<li> <em><strong>VALIDITA’ SOGGIORNO: </strong></em> tutto l’anno esclusi i mesi di luglio e agosto</li>
<li> <em><strong>QUOTA INDIVIDUALE: </strong></em> per gruppi inferiori a dieci                           €  280,00/pax, per gruppi superiori a dieci                          €  250,00/pax</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DESCRIZIONE SOGGIORNO:</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>1° giorno: arrivo, sistemazione in albergo o agriturismo, pranzo e nel pomeriggio visita guidata alla città di Alessano, rientro, cena e pernottamento.</li>
<li>2° giorno: colazione, incontro con il parroco e visione di un dvd sulla vita di don Tonino, pranzo in un ristorante convenzionato, nel pomeriggio visita alla casa di don Tonino, ora sede della fondazione a lui intestata. Tempo libero. Rientro, cena e pernottamento.</li>
<li>3° giorno: colazione, visita alla tomba di don Tonino con un breve momento di preghiera. Visita al santuario di S.  Maria di Leuca. Pranzo e nel pomeriggio visita ad un’azienda agrituristica con possibilità di degustazione e acquisto di prodotti tipici. Rientro, cena e pernottamento.</li>
<li>4° giorno: colazione e partenza</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA QUOTA COMPRENDE:</strong> sistemazione in hotel o agriturismo in pensione completa (acqua e vino compresi), trasferimenti da/per Lecce stazione o Brindisi aeroporto, trasferimenti dalle strutture ricettive verso i luoghi di visita, pranzo in ristorante convenzionato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA QUOTA NON COMPRENDE: </strong>viaggio A/R per Lecce stazione o Brindisi aeroporto. Tutto quanto non previsto della voce la “quota comprende”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.terramaris.net/proposte/don-tonino-bello/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
	</channel>
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